Yes I can – Pinuccio Lovero ancora protagonista nel nuovo film di Pippo Mezzapesa

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Sarebbe consigliabile a tutti i candidati, specie a quelli impegnati nelle competizioni dei piccoli comuni, di andare a vedere il film “Yes I can”, del regista Pippo Mezzapesa con protagonista Pinuccio Lovero.
Per vedere che effetto fa su un candidato ritrovare vizi, tratti e situazioni riscontrabili in tutte le competizioni politiche, ed esasperate sul grande schermo. Sicuramente risulterebbe un buon modo per sdrammatizzare, per stemperare il clima che naturalmente si surriscalda in determinati contesti; per ridere un po’ di tutto quello che può risultare ridicolo, quando non grottesco. Il film cade proprio a pennello in questo periodo elettorale. Il titolo richiama lo slogan vincente utilizzato da Barak Obama negli Stati Uniti, ma lontano dalle presidenziali statunitensi e da tutta la sua complessa macchina elettorale, adattato in un contesto molto più piccolo, si scontra con la semplicità, l’ingenuità e l’immediatezza dei candidati di provincia, spesso improvvisati e di sicuro senza grandi strutture alle spalle.
Per la seconda volta il regista Mezzapesa ripiomba nella vita di Pinuccio e decide di dedicargli un secondo film. Gli spunti interessanti li fornisce lo stesso protagonista. Lovero, dopo aver realizzato il suo sogno, diventare custode del camposanto, in questa nuova pellicola lo troviamo impegnato in prima persona nella campagna elettorale della sua città, Bitonto.
A dispetto di tanti candidati improbabili, che argomentano il loro impegno politico con motivazioni spesso fuori oltre logica democratica, Pinuccio il programma ce l’ha ben definito. E parte proprio dalla sua esperienza di lavoro: si è candidato, in quota Sel, per risolvere i problemi relativi al cimitero, dei quali nessuno parla e che, alla fine, riguarderebbero davvero tutti. Mancanza di loculi, “Oculi” come dice lui, e di ossari, richiesta di più verde, maggiore pulizia, fontanelle per i fiori, panchine per gli anziani e bagni per i disabili. Per dare la giusta dignità ai defunti e al luogo che li custodisce. Lovero è un personaggio dalle mille risorse, genuino, semplice, con un profondo senso pratico e che non nasconde l’ambizione di poter entrare nel mondo dello spettacolo. Magari a recitare, anche solo in una piccola parte, accanto a Checco Zalone.
Lo slogan che adotta è “Pensa al tuo domani” e per promuoversi va in giro con il carro funebre, rivestito dei suoi manifesti che lo ritraggono con la divisa di lavoro.

Mezzapesa riprendendo in presa diretta l’esperienza elettorale del suo beniamino, riesce a ridare perfettamente allo spettatore i sogni e le speranze e tutto l’impegno profuso di chi si affaccia per la prima volta in politica, nel momento più intenso quale può essere una competizione.
Il film girato in meno di un mese racconta di un personaggio vero, lontano dai giochetti e dalle falsità che a volte insozzano la politica, l’interesse per il bene comune. Un uomo che ha tante aspirazioni ma che riesce a tenere i piedi per terra grazie alla sua compagna di sempre, con la quale convolerà a nozze.
Purtroppo l’esperienza elettorale non è andata a buon fine. Ma Lovero è anche determinato e non esclude un nuovo tentativo.
“Pinuccio Lovero è una lente d’ingrandimento sulla realtà di un microcosmo che in fondo ha le stesse dinamiche del macrocosmo – sottolinea Pippo Mezzapesa -. Uno sguardo grottesco e sincero su un mondo alla deriva, in cui spesso l’apparenza offusca il contenuto. Un’analisi di una società in cui la televisione detta legge, in cui la politica ormai non punta più su programmi convincenti, in cui le ideologie si confondono, fino a deperire, in cui ognuno può ambire a pochi minuti di celebrità”.
Simpatico alla fine l’incontro tra lui e il leader del partito, Nichi Vendola.
Prodotto da Fanfara Film e Vivo Film con la collaborazione di Wake Up, riconosciuto film di interesse culturale realizzato con il sostegno del Ministero per i Beni e le Attività Culturali – Direzione Generale per il Cinema. Protagonisti con Pinuccio sono Anna Pappapicco, Nicola Cambione, Giuseppe Germano e Giuseppe Modesto.

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