Volando verso casa

4
660

A vederli da vicino sembrano quelli delle fiabe.
Collo lungo, piume lucide, ali imponenti e sguardo fiero. Insomma, non i soliti colombi.
E in effetti non potrebbe essere diversamente, trattandosi di veri e propri campioni. Sono, infatti piccioni viaggiatori, capaci di percorrere svariati chilometri senza sosta, sorvolando qualsiasi tipo di paesaggio, dalle montagne al mare, con qualsiasi tipo di clima, puntando dritti alla colombaia a cui restano legati per tutta la vita.
Loro non “vanno” ma “tornano”. E in questa frase c’è tutto quello che occorre sapere su questi volatili tra i primi ad essere addomesticati dall’uomo.Portati in un posto qualunque, sanno sempre come ritrovare la strada di casa.
Li conosciamo meglio grazie ad Enzo Caroprese, presidente dell’Associazione Colombofila Alisalento, amico di questi pennuti che cura da quasi mezzo secolo con lo stesso amore e la stessa passione. Una passione, ci confessa, nata quando era poco più di un bambino.
Nel suo allevamento, alle porte di San Cesario, ci sono una sessantina di esemplari, razionalmente disposti in tre voliere differenti: una dedicata alla riproduzione, una ai piccioni novelli, quelli, cioè, alle prime fasi dell’addestramento, la terza, infine ai cosiddetti “cacciatori”. Destinati tutti, comunque, a solcare i cieli.
I più allenati riescono a coprire distanze notevoli, raggiungendo, e in alcuni casi anche superando, i 100km/h. Guidatisempre da un orientamento infallibile.
Ma come fanno, questi animali, a riconoscere la “strada di casa”?
Ci sono diverse teorie e fra esse, una delle più interessanti, è quella secondo la quale i colombi riescono a non perdere la rotta grazie al loro olfatto. Si orientano percependo, nell’aria e nei venti, odori familiari in grado di ricondurli nelle loro colombaie. “Una trentina di anni fa” ci spiega Enzo Caroprese “un gruppo di studiosi dell’Università di Pisa portò avanti un esperimento interessante. Resecando un nervo olfattivo, questi animali si orientavano con difficoltà e a fatica rientravano a casa. Resecandone due, non tornavano affatto. Ma quella dell’olfatto non è che una teoria che fa il paio con un’altra secondo la quale i piccioni sarebbero anche in grado di avvertire le vibrazioni del magnetismo terrestre e addirittura di riconoscere la topografia del suolo”.
 
Tuttavia, al di là delle spiegazioni scientifiche, resta la magia legata all’attività di questi uccelli che si muovono quasi all’unisono, creando deliziose coreografie nell’aria. E pensare che sono in grado di volare anche per 800 chilometri di fila, se non addirittura di più.
“L’addestramento richiede molte energie” afferma Caroprese “e si comincia sempre col far coprire piccole distanze: 40-60 chilometri. Lancio dopo lancio, poi, i colombi si abituano a volare per tratti sempre più impegnativi”.
“I miei esemplari sono abituati a muoversi dalla costa orientale adriatica e ad attraversare il mare. Sono tornati dall’Albania, dal Montenegro e anche dal Peloponneso. In questo caso hanno viaggiato per circa 500 chilometri”.Caroprese lo dice con una punta di orgoglio, lo stesso che accende il suo sguardo quando afferma di essere, in qualche modo, anche un “sensale”.
“Non solo li accudisco tutti i giorni, li faccio volare e li addestro. Io mi occupo anche degli accoppiamenti, scegliendo i colombi che, a mio avviso, potrebbero avere una certa compatibilità fra loro, per creare dei piccoli campioni”.
Perché è nelle gare che questi animali, definiti “i purosangue del cielo”,  esprimono il massimo.
Le competizioni sono suddivisein gare di velocità (mezzofondo e fondo), ma anche in base al sesso (maschi e femmine) ed in base all’età (novelli ed adulti).
Gli uccelli vengono liberati in un sito prestabilito equando giungono alla propria colombaia viene registrato il tempo di rientro e la distanza percorsa, quindi, dati alla mano, viene stilata la classifica finale.
Questo sport nasce in Belgio, nella prima metà dell’800. Per la precisione a Liegi, nel 1820.
In Italia si videro i primi piccioni viaggiatori nel 1887. Quell’anno giunsero da Bruxelles alcuni allevatori che effettuarono il lancio da Roma. Non tutti i volatili riuscirono a superare le Alpi e molti esemplari furono catturati da colombofili italiani, per l’esattezza reggiani, che diedero vita alla prima società per l’allevamento del colombo da sport chiamata “Messaggero”.
Gli addestratori in provincia di Lecce sono una decina circa. Il trend sembra destinato a crescere, anche se come sport è più diffuso nelle regioni settentrionali rispetto al Mezzogiorno.
Intanto è d’obbligo segnalare un appuntamento da non perdere: il 16 gennaio, a Novoli, sarà effettuato il lancio dei colombi dopo la benedizione degli animali impartita in occasione dei festeggiamenti di Sant’Antonio Abate.

4 Commenti

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui