Vittorio Bodini e la Spagna in mostra

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Pochi giorni ancora per ammirare la mostra su Vittorio Bodini, inaugurata lo scorso 17 novembre, presso l’Area di Lingue e Letterature Straniere del Dipartimento A.L.E.F. – con sede in Viale San Michele 9. “Vittorio Bodini e la Spagna” il titolo della mostra, organizzata da Laura Dolfi (professore di Letteratura spagnola all’Università di Parma) e Antonio Minelli (del Centro Studi Vittorio Bodini). La mostra – che si svolge con il patrocinio anche dell’Ambasciata di Spagna e dell’Instituto Español di Milano – entra nel lungo elenco delle manifestazioni organizzate per il centenario della nascita del poeta, critico e traduttore.
Vi sono riuniti – per gentile concessione della figlia dello scrittore, Valentina Bodini, e dell’Università del Salento – 105 documenti di vario genere (articoli di giornale, testi poetici, traduzioni, edizioni, disegni, lettere e fotografie) che ricostruiscono l’iter biografico e la poliedrica attività di uno scrittore e intellettuale europeo che fu uno dei grandi protagonisti dell’ispanismo italiano a partire dal primo dopoguerra.
Entrato in contatto, durante i suoi soggiorni in Spagna, con molti dei poeti delle giovani generazioni si impegnò per la diffusione in Italia dei più noti testi del Cinque-Seicento spagnolo e di quelli più rappresentativi della poesia del Novecento. Basti ricordare, per limitarsi a solo due titoli tra i più noti, la traduzione einaudiana del Don Chisciotte della Mancia e l’ampia antologia I poeti surrealisti spagnoli. Ma molti altri naturalmente sono gli autori e le opere ai quali Bodini ha dedicato brevi pezzi su giornali e riviste, articoli in sedi specializzate, traduzioni, monografie: dal romanzo picaresco Lazarillo de Tormes ai poeti Luis de Góngora e Quevedo o al drammaturgo Calderón de la Barca con la sua Vida es sueño, uno dei più famosi drammi del teatro barocco. E poi tanti nomi del Novecento, dagli ispanoamericani (incluso Neruda) ai più significativi rappresentanti della narrativa e della poesia spagnola, come Federico García Lorca di cui nel 1952 tradusse il teatro completo (pezzi per burattini e grandi drammi) contribuendo, agli inizi degli anni 60, alla diffusione della sua poesia ‘gitana’ con due incisioni discografiche.
Come scrive Laura Dolfi nella Presentazione della mostra “Bodini si muove fin dalla giovinezza tra città e mondi diversi: Bari, dove nasce nel 1914; Lecce, dove la famiglia si sposterà poco dopo; Firenze, dove nel 1940 si laurea in Filosofia con Paolo Emilio Lamanna (come l’amico Oreste Macrí); Roma, dove si trasferisce nel 1944 e risiederà stabilmente dal 1960 fino alla morte, che lo coglie prematuramente nel 1970”. Ed è qui dove si incontra più volte con Rafael Alberti, esule nella capitale italiana fino alla caduta della dittatura franchista. Parma è invece una città dove non visse, ma che aveva comunque ben presente e alla quale era legato per l’intensa amicizia con il critico Oreste Macrí che proprio a Parma insegnò per un decennio entrando in rapporto con intellettuali, editori (Guanda) e giornali cittadini. Proprio scrivendo a Macrí, Bodini confessava che la prospettiva di trasferirsi a Parma lo ‘incantava’, sicuro che la sua “quiete” l’avrebbe aiutato a “maturare diverse cose”. La passione per la letteratura spagnola lo porta inevitabilmente a Madrid dove – come scrive ancora Laura Dolfi – “rimarrà dal 1946 al 1949 partecipando alle tertulias dei caffè, incontrandosi con poeti e scrittori, scoprendo i diversi aspetti della cultura, dell’arte e del folklore spagnolo che, in parte presenti anche nella sua poesia e nell’opera grafica, commenterà nelle cronache dalla Spagna (poi riunite nel Corriere spagnolo)”.
La mostra rimarrà aperta fino al 21 novembre (orario 8,30-18,30).

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