Una terra tra due mari battuta dal vento

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Alcuni sport acquatici, in particolare il kitesurf o kiteboarding, hanno fatto la fortuna di posti come Capo Verde, Tarifa, Fuerteventura, Isole Canarie, Marsa Alam, Lefkada e altri ancora. Località in cui migliaia di rider ogni anno si recano appositamente per assistere ad una manifestazione o soltanto per il gusto di una planata, in uno scenario paesaggistico mozzafiato.
Negli ultimi quindici anni anche l’Italia, con gli oltre 7mila chilometri di costa, può vantare significativi e numerosi spot (luoghi in cui si pratica il kitesurf). Detto anche kitesurfing, è una disciplina acquatica abbastanza giovane, nata alla fine degli anni Novanta nell’isola di Maui, Hawaii. Nonostante sia considerato uno sport estremo, praticarlo è piuttosto semplice se si segue almeno un corso base e si apprendono i fondamentali relativi alla sicurezza. Il range di vento ideale è compreso fra i 10 e i 24 nodi. Oltre questa finestra, se si sceglie di “uscire” in condizioni più “proibitive”, è opportuno essere esperti, ma soprattutto imparare a leggere il cielo e le nuvole per scongiurare situazioni meteorologicamente avverse. Per praticare questo sport in condizioni ottimali, il vento dovrebbe soffiare side on shore, ovvero provenire dal mare verso terra, con un’inclinazione (rispetto alla costa) fra i 45 ed i 65 gradi. Questo per comprensibili ragioni di sicurezza poiché, se si dovesse perdere la tavola o avere qualche difficoltà, la direzione del vento agevolerebbe il rientro in spiaggia, probabilmente “scarrocciando” un po’ rispetto al punto di partenza. Con vento che viene a 90 gradi da mare verso terra (on shore) è necessaria molta esperienza ed essere in grado di bolinare. Nel caso in cui il vento soffi nella direzione opposta, ovvero dalla terra verso il mare (side off) uscire sarebbe molto più rischioso poiché per qualsiasi difficoltà si finirebbe al largo e senza un’imbarcazione di recupero sarebbe molto pericoloso.
Da una decina d’anni il kitesurf ha fatto la sua comparsa anche in Puglia e nel Salento dove sono numerosi i locals che nelle giornate di forte vento, sfoggiano manovre ed evoluzioni aeree agganciati ai loro aquiloni. Il frequentissimo vento di tramontana che si alterna allo scirocco, il mare smeraldo e le bianchissime spiagge, fanno del tacco d’Italia una meta piuttosto ambita per i kitesurfer di tutto lo stivale e non solo. Con i suoi 250 chilometri di litorale, il Salento può vantare innumerevoli spot diventati luoghi cult per esperti e principianti. Fra questi possiamo annoverare senza dubbio Porto Cesareo, Torre Chianca, San Foca, Gallipoli, Ugento, Frassanito e Alimini. Località che vengono scelte per le determinate caratteristiche che le contraddistinguono. Innanzitutto per le spiagge, indispensabili per lo stazionamento dei kite, quindi per le operazioni di decollo o atterraggio, ma anche per la presenza di scuole e strutture attrezzate. Non si può prescindere, inoltre, da un corridoio di lancio, obbligatorio per chi vuol praticare questo sport in qualsiasi periodo dell’anno, anche se i controlli e le direttive della capitaneria di porto sono più rigidi durante il periodo estivo. In particolar modo negli specchi d’acqua riservati alla balneazione, la pratica del kitesurf non è consentita se sprovvisti dei requisiti dettati dalle ordinanze numero 24 del 2009 della capitaneria di Gallipoli e numero 38 del 2009 di quella di Otranto.
Il Salento è considerato una zona privilegiata poiché ha un’estensione territoriale piuttosto limitata fra il versante adriatico e quello ionico, raggiungibili in una manciata di minuti. In pochissimi altri luoghi si ha la certezza (in condizioni ottimali di vento) di poter fare kitesurfing. Questo ne aumenta notevolmente l’appeal, spingendo verso la terra del sole del mare e del vento tanti appassionati e atleti professionisti che programmano una vacanza “kite oriented”. In genere il litorale adriatico viene scelto per i forti venti da nord (maestrale ,tramontana o al limite grecale), quello ionico per quelli che soffiano da sud (scirocco e libeccio). Ma, fra le peculiarità di queste latitudini, c’è senz’altro la temperatura mite anche nei mesi invernali che consente di scorrazzare fra le onde in tutte le stagioni.
Pertanto, con un’oculata politica di destagionalizzazione e un concreto interesse nei confronti di questa disciplina, sarebbe facile attirare una fascia di turisti in notevole crescita e magari creare opportunità di lavoro.
 
Autore: Christian Petrelli

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