Una rassegna sulle arti visive, in esposizione da luglio a novembre, negli spazi dell'Università del Salento

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Quattro mostre allestite presso l’Università del Salento visibili fino a novembre.
Le esposizioni rientrano nel progetto “Sull’arte contemporanea: metodologia e ricerca nei luoghi dell’Università”, rassegna dedicata alle arti visive, alla sua seconda edizione.
La prima mostra è stata inaugurata lunedì 6, si tratta di un’installazione di Giovanni Carpignano “Comunicazione tra due volatili”, presso gli spazi antistanti la sede del Dipartimento di Beni Culturali (via Birago 64, Lecce).
Martedì 7 alle 19 è la volta di “Officina Moscara”, allestita nelle sale tra i due chiostri dell’ex Monastero degli Olivetani (viale San Nicola, Lecce), a cura di Giancarlo e Marcello Moscara. Giovedì 9 luglio alle 18 presso il MUSA – Museo Storico Archeologico sarà la volta della mostra retrospettiva “Edgardo Simone. Piccola esposizione”. Verrà inaugurata sabato 10 ottobre, invece, alle 18.30, in occasione della X “Giornata del Contemporaneo” la mostra “Pale d’altare al MAP” di Giuseppe Ciracì.
La rassegna è stata ideata e organizzata dalla delegata del Rettore alla Conoscenza, Ricerca e messa in valore dei Beni Culturali, Letizia Gaeta, e con la cura scientifica di Massimo Guastella, docente di Storia dell’arte contemporanea.
L’iniziativa è promossa dal Dipartimento di Beni Culturali, dal Laboratorio TASC (Territorio, Arti Visive e Storia dell’Arte Contemporanea) e in collaborazione con lo spin-off Cracc – Conservazione e Ricerca Arti e Culture Contemporanee.
Anche quest’anno a contribuire con testi critici sono state chiamate le laureate e dottoresse di ricerca della cattedra di Storia dell’arte contemporanea Cosima Calasso, Federica Coi, Antonella Gallone, Letizia Molfetta e Chiara Romano, che guideranno anche i visitatori con “attività di mediazione culturale” affiancate da laureandi e studenti dell’area umanistica.
Informazioni ai numeri: 338 2618983 e 340 8227373.
Ingresso libero.
Ecco le schede sintetiche sulle mostre di luglio:
Giovanni Carpignano
C’è un campus artistico visivo
Comunicazione tra due volatili
Dipartimento di Beni Culturali, via Birago 64 – Lecce
Inaugurazione 6 luglio ore 12
Dal 6 luglio al 6 novembre; chiusura 8-31 agosto.
orari: lunedì/venerdì 9-19 (ultimo ingresso 18.30)
Negli spazi antistanti la sede del Dipartimento di Beni Culturali (via Birago 64, Lecce), Giovanni Carpignano allestirà una versione site-specific dell’installazione del 2014 “Comunicazione tra due volatili”. Anche quest’anno, quindi, la sede del Dipartimento è protagonista di un’opera site-specific della serie “C’è un campus artistico visivo”, che mette in relazione lo spazio esterno, la sede istituzionale e le attività e le presenze quotidiane negli ambienti universitari.
Concepita come un’unica grande installazione, l’opera, alta più di due metri e composta da due elementi in ferro elettrosaldato, è stata realizzata nell’ambito di una riflessione sul territorio e sull’eredità lasciata alle attuali e alle future generazioni. L’artista individua un Universo fisico (costituito di materia ed energia e dalle dimensioni dello spazio e del tempo), nel quale si inseriscono l’Universo “proprio” e l’Universo “dell’altro”. Da quest’ultimi scaturisce un punto di vista che vede, pensa e combina le forme tra di loro.
Nel suggerire la sagoma dei due volatili, l’artista recupera il linguaggio figurativo e ribadisce che «la percezione non appartiene al concetto di realtà né a quello di identità, ma fa parte delle potenzialità dell’individuo»; non a caso l’idea di fondo dell’installazione rimanda al confronto tra Identità e Individualità.
Giancarlo e Marcello Moscara
OFFICINA Moscara
Ex Monastero degli Olivetani, viale San Nicola – Lecce
Inaugurazione 7 luglio ore 19
Dal 7 luglio al 6 novembre; chiusura 8-31 agosto.
orari: lunedì/venerdì 10-13 (ultimo ingresso 12.30) e 16-19 (ultimo ingresso 18.30)
Artisti “scovati” dagli allievi di Storia dell’arte contemporanea nel corso di una visita-studio nella sede di “Moscara Associati” – laboratori d’arte e di ricerca sui linguaggi della comunicazione, con attività di piccola casa editrice di nicchia, di comunicazione d’impresa e di design, studi d’artista e home gallery – Giancarlo e Marcello Moscara “abitano” uno dei luoghi più antichi e affascinanti dell’Università del Salento: “OFFICINA Moscara” è allestita nelle sale tra i due chiostri dell’ex Monastero degli Olivetani ed è articolata nelle sezioni “nel bosco, nello sguardo che costruisce l’invisibile”, con la fotografia di Marcello Moscara, e “sulla tela, con tutto quello che è stato dipinto”, con la pittura di Giancarlo Moscara.
“OFFICINA” nel titolo cita Roberto Longhi e la sua Officina Ferrarese, volendo sottolineare un ideale legame con un modo di fare arte più attenta ai luoghi e alla rivelazione delle identità culturali, distante quindi dalla globalizzazione dei linguaggi e dalle forme di facile creatività che talvolta oggi l’arte mutua dai meccanismi dei linguaggi pubblicitari.
Gli artisti hanno ideato un’installazione site-specific utilizzando le nuove tecnologie e le sperimentazioni in digitale accanto alla manifattura artigianale e l’opera unica, proponendo un confronto generazionale e artistico tra padre e figlio, tra manualità e concetti, tra progettazione e comunicazione: fotografia e pittura sembrano voler riflettere ognuna sul proprio ‘statuto’, rivelando ciò che le unisce e ciò che le divide.
In “nel bosco, nello sguardo che costruisce l’invisibile” (sala 1), la fotografia di Marcello Moscara (Galatina, 1972) gioca irriverente e divertita con la sacralità e con il fascino del bosco e con la figura archetipica dell’artista, rappresentata dal ritratto del pittore/autore delle opere esposte nella sala 2, figura paterna e simbolo del trascorrere delle generazioni. In una composizione fotografica allestita in una visione a 360 gradi, il pittore appare e dispare andando oltre il limite tra natura e linguaggio. Un limite che, nelle foto, è indicato da un’asta (linea-matita-pennello), unità di misura e punto di equilibrio fra le sue mani, ciò che gli consente di esistere, di non essere inghiottito dal bosco.
In “sulla tela, con tutto quello che è stato dipinto” (sala 2) ci si confronta invece con il linguaggio della pittura e con alcune forme storiche che esso ha assunto nel corso del tempo: un affiorare di visioni allo stesso tempo fortemente contemporanee e giocosamente antiche. La pittura dice di sé cose e storie divertenti e magnifiche: qui Giancarlo Moscara (Lecce, 1940) espone le sue opere più recenti realizzate nel corso di una ricerca che lo vede misurarsi con un nuovo “umanesimo della pittura”, con la costruzione sulla tela di visioni che sembrano attraversare i tempi della storia e della pittura, per porre alla fine una domanda all’oggi: quali possibilità intravvedere per la pittura dentro e per un nuovo umanesimo contemporaneo?
Edgardo Simone
“Edgardo Simone. Piccola esposizione”
Musa – Museo Storico Archeologico, complesso Studium 2000, viale San Nicola – Lecce
Inaugurazione 9 luglio ore 18
Dal 9 luglio al 6 novembre; chiusura 8-31 agosto.
orari: lunedì/venerdì 9-13.30 (ultimo ingresso 13)
martedì e giovedì 15.30-18 (ultimo ingresso 17.30)
È questa la prima mostra in Italia dalla morte di Edgardo Simone, dopo la retrospettiva organizzatagli dal figlio Silvan, nel 1961, nella sua galleria di Los Angeles. Negli spazi del MUSA – Museo Storico Archeologico dell’Ateneo sono ordinate 18 opere realizzate sia nel corso della stagione italiana che nel ventennio americano. I manufatti, di piccolo formato, provengono da collezioni private del territorio salentino, a riprova della crescente attenzione nell’ultimo lustro verso l’artista brindisino.
Si tratta per lo più soggetti di genere, legati al folclore napoletano (Il Territoriale congedato) o alla mondanità (Il tango), e non mancano in mostra graziose rappresentazioni del mondo degli affetti: due testine bronzee di Bebè, una del periodo italiano propriamente salentino e l’altra degli anni americani, e teste femminili in bronzo e ceramica improntate a quel gusto liberty ricorrente nella sua produzione. Al mito fa riferimento invece la Leda e il cigno proveniente dal mercato americano. I guapparielli e gli scugnizzi sorpresi nei vicoli napoletani diventano, nel periodo statunitense, monelli chapliniani o desunti dall’American life, come il Bellhoop, il facchino d’hotel, o il Caddie, il ragazzo che porta le mazze da golf. Dalla tarda produzione americana vengono oggetti d’uso in ceramica, come il vaso con figure art nouveau recentemente acquisito da un collezionista salentino.

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