Tappa nel Salento per la Settimana del Pianeta Terra

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L’edizione 2014 della Settimana del Pianeta Terra farà tappa anche nel Salento! Ricca di siti di interesse geologico, importanti chiavi di lettura dell’evoluzione paleogeografica del Mediterraneo dal Cretaceo sino ai giorni nostri, questa regione custodisce un variegato patrimonio geologico ambientale solo in piccolissima parte conosciuto dai non addetti ai lavori.
La manifestazione è organizzata in 6 distinte giornate (dal 12 al 19 ottobre) che includeranno sia eventi seminariali che escursioni in luoghi particolarmente significativi dal punto di vista geologico e naturalistico nonchè visite presso musei. La settimana si aprirà proprio con la visita al Museo dell’Ambiente dell’Università del Salento (MAUS). La visita si articolerà in un percorso didattico e in una serie di servizi che comprendono i laboratori, la biblioteca e le collezioni di studio (tra le quali di particolare pregio quella dei fossili del Salento).
Alcune postazioni, dislocate lungo il percorso, permetteranno di accedere ad una piattaforma digitale che include programmi interattivi riguardanti le varie scienze che si occupano dell’ambiente. In particolare sarà possibile navigare nelle acque del mare miocenico salentino. Qui si potranno incontrare cetacei appartenenti alla tribù Ziphiini della sottofamiglia Ziphiinae come il Messapicetus Longirostris, il più primitivo genere degli Ziphiini ma particolare attenzione dovrà porsi quando ci si imbetterà nello Zygophyseter varolai: fornito di grossi denti non solo sulla mandibola, come il capodoglio attuale, bensì anche sulla mascella questo possiede la caratteristica di afferrare e tranciare prede di grosse dimensioni il che gli ha fatto guadagnare il soprannome inglese di “killer sperm whale” (capodoglio assassino). Questo nuovo fiseteroide, infatti, rivela che la strategia alimentare che oggi, fra i delfinidi, è propria solo dell’orca è stata adottata in passato anche da altri cetacei.
In questi mari con batimetrie relativamente elevate e clima di tipo tropicale-subtropicale, non mancheranno anche inconti più “tranquilli” quali quello con il Marlin Makaira cf. nigricans Lacepede, 1802. Nell’occasione sono previste anche delle relazioni scientifiche.
Partner importanti della manifestazione sono il Museo di Storia Naturale di Calimera ed il Museo Civico di Paleontologia e Paletnologia di Maglie dove sono previste altre due giornate con relazioni ad invito. Nel primo museo sarà possibile osservare, attraverso un percorso didattico con pannelli espositivi, la ricostruzione dei paleoambienti sin dalle epoche più remote con particolare riferimento al territorio salentino. Nel corso della visita si potrà ammirare la collezione dei fossili. Nel secondo, attraverso le sue vetrine, si visiteranno ambienti naturali, faunistici e umani diversissimi: dalla barriera corallina che cingeva il Salento sul lato Adriatico circa 35 milioni di anni fa, agli ambienti di laguna interna ancora presenti nel Paleolitico medio; dalle faune tropicali a ippopotamo, iena, rinoceronte ed elefante antico, che vissero insieme all’Uomo di Neandertal, alle faune glaciali provenienti dall’Artico e dal nord Europa come un pinguino ormai estinto, l’Alca impennis, le gru islandiche, i colombi artici, la volpe polare e il Mammouth che vissero con l’Uomo Sapiens sapiens durante l’ultimo acme della glaciazione wurmiana.
La prima escursione si effettuerà nella splendida cornice del Parco Naturale Regionale “Costa Otranto S.M. di Leuca – Bosco di Tricase”, istituito con la Legge Regionale del 26 ottobre 2006, n. 30. Il Parco nasce dalla forte volontà di tutelare un patrimonio naturalistico irripetibile (comprendendo alcuni Siti di Importanza Comunitaria ai sensi della direttiva Habitat 92/43/CE), d’altissimo valore scientifico-culturale e dall’intento di valorizzare il territorio secondo un modello di sviluppo eco-sostenibile che garantisca la tutela della biodiversità ed allo stesso tempo promuova l’economia delle comunità di riferimento. Ubicato sul versante orientale della Penisola salentina il Parco si estende su una superficie di 3227 ettari e con circa 57 km rappresenta il più grande tra i Parchi regionali istituiti nella Provincia di Lecce. Con la sua natura unica nella Regione Puglia di Parco costiero, esso comprende alcune delle località turistiche più rinomate del Salento: un percorso affascinante e ricco di storia da Santa Maria di Leuca, limite meridionale della penisola, al punto più orientale d’Italia: il faro di Punta Palascìa ad Otranto.
Dal 2008 il Parco è dotato di un Consorzio per la gestione che ha aderito propositivamente all’iniziativa. Elevatissimo è infatti anche il valore geologico del Parco così come testimoniato dalle campagne di ricerca ivi organizzate da Enti di tutta Europa. Vale la pena ricordare, tra le varie successioni geologiche, i depositi oligocenici di scogliera con spettacolari resti di coralli in più areali affioranti lungo la costa e le calcareniti a rodoliti anch’esse oligoceniche dell’insenatura di Porto Badisco, meta turistica di notevole interesse storico-paesaggistico (costituirebbe il primo approdo di Enea, descritto nell’Eneide di Virgilio, nel suo viaggio in Italia dopo la fuga da Troia). Si ammirerà la scogliera messiniana costituita da una calcarenite ricca di foraminiferi bentonici, ostracodi, frammenti di alghe coralline, molluschi, e così via ben visibile ad esempio nella località Ciolo (poco a Nord di Leuca) che assume particolare importanza in quanto si tratta della prima barriera corallina tardo-miocenica riconosciuta nella regione adriatica. Pregevoli inoltre le successioni mio-plioceniche di Otranto e Punta Ristola (Leuca).Questo ultimo sito comprende la grotta Porcinara che riveste notevole importanza storica per la presenza di una struttura in doppia cortina muraria, l’eschera. Essa è situata a circa 20 metri sul livello del mare, e il suo nome pare sia dovuto ad una deformazione del nome ‘Portinara’, che forse fa riferimento alla collocazione nelle vicinanze del porto. La grotta è stata scavata in tre ambienti; le pareti interne della grotta costituiscono la vera ricchezza archeologica del sito, soprattutto per la presenza di numerose testimonianze epigrafiche con riferimenti a Zeus, nomi di navi e di altri personaggi mitologici come Madaraus, Rhedon, Afrodite.
Altrettanto significative le esposizioni pleistoceniche delle località denominate “Archi” e “Fontanelle” che caratterizzano un esteso tratto della costa rocciosa di Santa Cesarea e costituiscono le principali località balneari del Comune, peraltro ben noto per la presenza di acque termali. I depositi pleistocenici costituiscono quindi dei corpi noti con il termine geologico inglese di apron (grembiuli). La forma di tali corpi ricorda infatti quella dei grembiuli indossati dalle casalinghe (tamantìli in dialetto salentino, Tropeano e Sabato, 2012). L’obiettivo dell’incontro nel Parco è quindi quello di cominciare un percorso di valorizzazione della geodiversità in esso contenuta che sfoci nel riconoscimento a geoparco. Una seconda escursione prevede una biciclettata, sulla serra (altura salentina inferiore ai 200m) di Poggiardo (nei pressi di Maglie), all’interno del bosco di Giuggianello (il paese più piccolo della penisola). Qui il paesaggio diviene veramente caratteristico per la presenza di estese aree tinte di rosso intenso proveniente dalle terre rosse con bauxiti, cavate sino alla metà degli anni 1960 e sulle quali poggiano successioni calcaree oligoceniche di ambiente continentale. Magicamente sarà possibile inoltre pedalare su fondali marini cretacei di margine di piattaforma e caratterizzati dall’abbondante presenza di lamellibranchi aberranti quali sono le Rudiste.
L’evento così organizzato permetterà di dare una testimonianza del patrimonio geologico salentino sia visibile negli ambienti naturali che conservato nei musei e quindi di diffondere ad un pubblico vasto, dalle scolaresche ai professionisti, dagli amanti della natura agli amministratori, le conoscenze geologiche alimentando la cultura geologica stessa: in questo contesto si inserisce il sostegno della città di Lecce, candidata capitale Europea della Cultura 2019.
Geologo Stefano Margiotta
Docente incaricato geologia stratigrafica e sedimentologica
Università del Salento

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