Tac: il futuro è nella tradizione

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Sostenere l’industria del tessile, della moda e degli accessori, con particolare riguardo alle aziende che investono nell’innovazione e internazionalizzazione. Fare “rete” per connettere e promuovere le eccellenze presenti in tutto il territorio pugliese, puntare sulla qualità e sul recupero e valorizzazione delle antiche tradizioni tessili, come quella del tombolo, per lanciare nuove iniziative di imprenditoria femminile e sulle scuole di formazione delle professioni della moda per avvicinare al settore le nuove generazioni: è questa, in sintesi, la “ricetta” della Uiltec di Lecce per il rilancio del Tac (tessile, abbigliamento, calzaturiero) salentino, illustrata nel corso del convegno “Dal tombolo alla filiera industriale, due mondi da coniugare” organizzato nell’hotel Costa Brada di Gallipoli. L’iniziativa ha preso spunto dalla sfilata della maison Dior dello scorso 22 luglio a Lecce – che ha portato in passerella (e all’attenzione del mondo intero) i tradizionali merletti a tombolo salentini su abiti e copricapo che indossavano le modelle – per aprire un confronto sulla situazione attuale e sul futuro del settore.

Insieme ai vertici nazionali della categoria hanno discusso rappresentanti istituzionali e del mondo dell’industria. Tra gli ospiti in sala, anche Marilena Sparasci, 74 anni, una delle ultime custodi e maestre di tombolo: sue alcune delle straordinarie creazioni finite in passerella per Dior. Un’arte sapiente che la signora Marilena custodisce e tramanda da generazioni a Tricase (Le), insieme al suo allievo e collaboratore Marco Fersino Ribeiro Amorim. «L’esperienza realizzata a Lecce – ha dichiarato il segretario generale Uiltec nazionale Paolo Pirani – dimostra che il ‘Made in Italy’ ha un senso quando ritorna e si afferma produttivamente nel nostro Paese, determinando un effetto di ‘reshoring’ che può far da volano a tante altre imprese, oltre a quelle legate al settore della moda e del tessile. Occorre favorire il ritorno in patria di impianti, investimenti, management e competenze usciti dal Paese negli ultimi vent’anni in cerca di un costo del lavoro meno gravoso, di una fiscalità più agile o di una burocrazia meno invasiva. Mai come ora, dopo una dura crisi del settore, con una produzione ‘just in time’, poco magazzino e personalizzazione massima, l’ingegneria di prodotto, il marketing e la produzione devono essere localizzate in prossimità e, quindi ritrovarsi sul territorio nazionale».

Interessante anche il passaggio relativo al futuro contrattuale. «Il sindacato – ha sottolineto ancora Pirani – auspica il rinnovo dei contratti pubblici e privati scaduti e in scadenza. Proprio il Ccnl del settore tessile-abbigliamento-moda deve essere rinnovato per il periodo che va dal primo aprile 2020 al 31 marzo 2023.  Si tratta di un importante contratto manifatturiero che interessa oltre 400.000 addetti impegnati in circa 46.000 imprese».

Un bilancio in chiaroscuro del settore è quello tracciato nella relazione della segretaria generale Uiltec Lecce, Fabiana Signore.

«Non possiamo negare che prima del lockdown, il Tac salentino stesse vivendo un momento di tangibile ripresa – ha detto – riscattandosi dal buio che l’ha investito per anni. Purtroppo il periodo di chiusura forzata ha costretto molte delle nostre piccole e medie imprese a riconvertire in parte la loro attività o a sospenderla, laddove non c’erano spazi adeguati e non si poteva garantire la sicurezza. Non a caso sono schizzate in su le richieste di cassa integrazione con causale Covid: in Puglia, solo nel settore “Industrie tessili e abbigliamento”, da aprile a luglio, sono state autorizzate più di 82 milioni di ore di cig. Altre 45 milioni di ore nel settore pelli, cuoio e calzature, come rileva l’ultimo rapporto diffuso dal Servizio Lavoro, Coesione e Territorio della Uil nazionale. Viviamo in un clima di incertezza, ma dobbiamo guardare avanti. Siamo convinti che ci siano tutti i presupposti per far rinascere in provincia di Lecce un Tac di qualità, che possa fare da traino per la ripresa economica ed occupazionale del Salento, ma solo a condizione che non si facciano passi indietro sul contratto nazionale, su salari, sui diritti e sulla sicurezza dei lavoratori e che si investa sull’innovazione e su nuove iniziative di imprenditoria femminile che valorizzino le nostre tradizioni, instaurando un rapporto dialettico fra artigianato e industria. Dior ci ha dato il giusto input, ci ha mostrato che può essere un’idea vincente e ora sta a noi saper cogliere questa opportunità per creare buona e stabile occupazione».

I rappresentanti istituzionali hanno fatto “quadrato” intorno alla proposta della Uiltec, a cominciare dalla senatrice Pd Valeria Fedeli, già ministro dell’Istruzione con un lungo passato da sindacalista. «Dobbiamo tornare a puntare sull’alta qualità del nostro made in Italy e su una maggiore occupazione femminile, un intreccio importante del quale la politica deve tenere conto. Rilancio dei settori produttivi e forza-lavoro femminile: su questo ci spenderemo, anche per affrontare l’utilizzo delle risorse del Recovery Fund». Poi ha aggiunto: «Caratteristiche del settore tessile come questa straordinaria antica tradizione del tombolo sono parte del rilancio necessario per creare quella qualità e quell’eccellenza che possono ricomporre le filiere produttive della moda in quest’area».

Per l’assessore regionale all’Industria culturale e turistica, Loredana Capone, “puntare sugli antichi mestieri che riguardano il settore del tessile e della moda e che valorizzano le nostre tradizioni è un’azione fondamentale per la cultura, per creare occupazione e anche per il turismo, che ha bisogno di nutrirsi di autenticità e unicità. «In questo modo – ha sottolineato – si potranno valorizzare i tanti contenitori culturali esistenti, riempiendoli di botteghe artigianali e laboratori di produzione anche in co-working. L’intuizione della Uiltec è una grande opportunità sulla quale stiamo già lavorando. Gli strumenti per sostenere queste iniziative ci sono – ha concluso – e a questi si possono aggiungere nuovi strumenti creati ad hoc per la formazione».

Ha lanciato invece la proposta di un brand territoriale il vicesindaco di Lecce, Alessandro Delli Noci«Maria Grazia Chiuri – ha commentato – ci ha dato l’opportunità straordinaria di rilanciare, da Lecce, il made in Italy facendo emergere molte aziende salentine. Ora va creato un brand territoriale che porti l’eccellenza salentina su un panorama internazionale. Abbiamo la necessità di valorizzare non solo l’esistente, ma di creare un nuovo comparto, di altissima qualità, abbiamo le competenze per poterlo fare. Non a caso, tutte le aziende del territorio che avevano commesse per Dior hanno poi raddoppiato gli ordini. Significa che lo spazio c’è, noi dobbiamo essere bravi a coltivarlo e, perché no, a creare anche un nostro marchio che possa lanciare il ‘brand Salento’ nell’alta moda internazionale».

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