“Si fa, ma non si dice”. Santa Maria di Leuca e i piccanti misteri delle sue bagnarole

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Chioschi in muratura costruiti sugli scogli e con accesso riservato al mare al sicuro da sguardi indiscreti, le bagnarole del lungomare di Leuca oggi sono ancora oggi una delle tracce più peculiari della splendida marina. Ma in passato – fa testo la data del 1854, quando fu costruita Villa Ruggeri – il sesso debole diede a questi spogliatoi con sottostante piscina privata una ragion d’essere e il successo replicato davanti a molte altre ville. All’epoca in cui la moda imponeva alle donne di non esporsi al sole per abbronzarsi perchè nessuno scambiasse signore di colorito pallido e diafano con le povere cafone chine nei campi da mattina a sera e sotto il sole che in estate toccava 40 gradi, le bagnarole di legno, in pietra o in muratura si prestavano a una molteplicità di funzioni. La prima, immobiliare, era ripetere stile e colori delle ville di pertinenza come estensione dei diritti di proprietà di famiglie già ricche e potenti anche su un pezzetto di scogliera. Se il casotto era di muratura – ed oggi sono tre quelle di questo tipo ancora in piedi, mentre quelle di legno sono tutte sparite – di solito aveva due piani. Nel primo la signora si spogliava, lasciava borse, ombrellini, gioielli e nuda si bagnava nel piano di sotto in una vasca o pozza scavata tra gli scogli per chi aveva talento natatorio e preferiva sguazzar al chiuso e al sicuro facendo valere la funzione di sicurezza – la seconda – di quel buffo impianto. La terza funzione era invece quella di tutelare il pudore di figlie, sorelle e mogli da sguardi indiscreti e da istinti maschili ben noti in un’epoca assai ambigua al riguardo. Rispettosissima di pudori ufficiali, castità dichiarate e dinieghi ostentati, ma segretamente attratta dalle trasgressioni più ardite, dalle più sensuali allusioni, dalle profferte più rozze. E’ dell’epoca il detto: “Si fa, ma non si dice”.

 
E si capisce quale curiosità destasse in ragazzi di condizione inferiore l’idea di due o tre signore d’alto rango chiuse nude in una bagnarola a ridere, a gustare sorbetti e a bagnarsi nei casotti in conci di pietra rimasti davanti a Villa La Meridiana, all’Hotel Terminal, tra la rotonda e la piccola spiaggia del Lido Azzurro. E’ fragile l’esegesi per cui le bagnarole erano solo gli spogliatoi di piscine per nobildonne pudiche e inabili al nuoto decise a restare pallide come spettri. Il contegno superava il pudore, il riserbo la fedeltà, la “solidarietà di genere” (sorority in inglese) la virtù. Non erano solo e sempre i fatti a misurare la serietà coniugale. Il rispetto delle convenzioni e la conformità agli stili di vita borghesi contavano di più. In una estate di venti anni fa, sotto un ombrellone di Leuca, un anziano del posto si rivolse a chi scrive e con un sorriso furbo gli chiese: “Dottore, ma lei lo sa perché  il salentino Luigi Corvaglia nel suo celebre libro “Finibusterre” del 1936 scrisse che i leucani nascono dalla pietra? Guardi un attimo la bagnarola di pietra che abbiamo davanti. Da giovane, parlo dei primi del secolo, mio nonno e gli amici arrivavano a quei casotti nuotando dal mare sottacqua fin agli scogli. E poiché dal mare le bagnarole erano aperte e prive di qualsiasi chiusura, lì dentro chiusi con le dame dell’aristocrazia ne combinavano spesso di tutti i colori”.

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