Ripartire dai servizi. San Cataldo, un diamante grezzo da tagliare ad arte. Il punto con Andrea Peschiulli

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Fari puntati sulle marine leccesi, tra passato, presente e futuro. Oggi vi proponiamo l’intervista con Andrea Peschiulli, imprenditore balneare, titolare del “Lido Ponticello”, a San Cataldo. Passione e grinta sono da sempre i suoi “marchi di fabbrica”. <<Prima di essere un imprenditore – dice – sono un cittadino e il mio legame con il territorio è a doppio filo>>.

Quale sarà il futuro delle marine leccesi?

Mi viene da rispondere con una frase celeberrima: “del futur non v’è certezza”. E nello specifico parlo di San Cataldo, dove ho scelto di investire più di 20 anni fa e dove, anno dopo anno, nonostante le difficoltà, gli ostacoli e tutte le problematiche che hanno colpito il settore, continuo a investire. A mio avviso, il lavoro portato avanti da noi imprenditori balneari credo possa inserirsi in un discorso più ampio, legato ai servizi offerti in questo tessuto urbano. Le potenzialità per una crescita ci sono, basta soltanto mettere a segno investimenti mirati. A partire, per esempio, dalla realizzazione del porto, ormai chiuso. Finalmente è stata ampliata la rete del gas, migliorata quella dell’acquedotto, ma il turista che viene qui cosa trova, a parte qualche ristorante e gli stabilimenti? Il futuro deve  puntare sui servizi.

La costa leccese è abbastanza lunga per poter “ospitare” nuovi lidi attrezzati. Come vede la possibilità di dare nuove concessioni, salvaguardando quelle già esistenti?

Aprire un’attività balneare, oggi, con gli standard richiesti dalle amministrazioni e dagli enti preposti, è molto impegnativo. L’investimento è notevole. Ma se non c’è un periodo congruo di durata, non è detto che l’investimento possa rientrare. Ben venga l’apertura di altre attività, perché lo spazio c’è, però bisogna tenere conto che il mondo del turismo si sta orientando sempre più verso una  qualità medio-alta, di conseguenza, l’offerta turistica deve essere adeguata.  Il tutto senza, ovviamente, trascurare aspetti meramente amministrativi e sanitari.

Parliamo di “strutture removibili”.  Chi le utilizza ha il compito di smontarle, a fine stagione e poi risistemare a inizio estate, con annesse spese da sostenere. Potrebbero essere create le condizioni affinché restino in piedi tutto l’anno?

Siamo in presenza di una questione annosa che, tra l’altro,  mi coinvolge in prima persona. È un argomento già affrontato nei tribunali, tant’è che io mi trovo vittorioso, insieme ad altri concessionari, e poi regolamentato con l’ultima legge circa il mantenimento delle strutture. La struttura removibile d’inverno crea un impatto ambientale e d’estate no? Lo trovo un controsenso e ve lo spiego. Se durante i mesi inverali si registra una minore affluenza nelle marine, che impatto ambientale può avere una struttura che è visibile all’80-90%  in meno, rispetto ai mesi estivi, quando l’affluenza è maggiore? E vi dirò di più, e parlo per esperienza personale: montare e smontare sul demanio arreca più danni all’ambiente, cosa che non avviene se si ricorre ad una serie di elementi compatibili con il territorio tali da non all’ambiente e al paesaggio circostante. Infine, se noi avessimo la possibilità di offrire al turista un servizio per potersi godere il mare anche d’inverno, potremmo contribuire, nel nostri piccolo, al processo di destagionalizzazione di cui tanto si parla.

Dopo la sentenza del TAR, che conferma le concessioni fino al 2033, il sindaco di Lecce, Carlo Salvemini, ricorre al Consiglio di Stato.

C’è questo contenzioso con il Comune di Lecce circa la proroga delle concessioni fino al 2033 e bisogna comunque specificare che il Governo aveva concesso una proroga tecnica, in quanto aveva necessità di tempo per monitorare le concessioni rilasciate sul suolo italiano al fine di interpretare l’indirizzo della direttiva Bolkestein. In caso di scarsità di risorse –  recita la legge europea – è prevista una procedura ad evidenza pubblica, per capirci, le famose aste. Diversamente, se c’è la disponibilità di altre superfici da lasciare in concessione, si salvaguardano le esistenti e si va a gara nelle successive. Premesso che sul territorio leccese ci sono altre disponibilità di concessioni, questo accanimento, io, da imprenditore, ma anche da cittadino, non lo sto comprendendo, perché in effetti il TAR ha dato un indirizzo ma l’amministrazione comunale si sta muovendo verso un’altra direzione e questo sta creando non poche difficoltà a noi imprenditori. Stando così le cose, non possiamo programmare il nostro lavoro che si basa anche su investimenti da fare e che non devono andare a vuoto.

Andrea Peschiulli – Imprenditore balneare (Lido Popnticello – San Cataldo)