Presicce, tra palazzi e frantoi. Sullo sfondo di un omicidio illustre

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La grande Piazza del Popolo, attraversata dall’asse viario principale che porta fino a Santa Maria di Leuca, è il cuore del paese. Chi vuole scoprire Presicce deve iniziare il suo viaggio da qui, dal luogo che la caratterizza e la rende unica. La città degli ipogei (frantoi oleari scavati sotto terra fece la sua fortuna con la produzione dell’olio. L’intera piazza, sotto il basolato, è ricca di “trappiti”,  tutti collegati tra di loro; in superficie la loro presenza è segnata da alcuni fori che un tempo venivano usati per riversare le olive da macinare. Il dedalo di cunicoli che segna il percorso tra un frantoio e l’altro si dischiude al visitatore appena sceso nel sottosuolo da una porticina di un palazzo che si affaccia sulla piazza.
Scavati nella roccia, con  pavimento in terra battuta, i frantoi ipogei potevano avere torchi alla “genovese” o alla “calabrese”, e racchiudevano il duro lavoro, ma anche interi spezzoni dell’esistenza degli agricoltori.  La vita sotto terra si svolgeva a partire da ottobre, mese d’inizio per la raccolta delle olive, fino a marzo. Gli animali da soma utilizzati per girare le grandi macine di pietra rivedevano la luce dopo mesi, così come i propri padroni che dormivano in giacigli scavati nella pietra. L’impossibilità di apportare modifiche e ampliare gli ambienti portò pian piano ad abbandonare il lavoro nei frantoi.
Una volta saliti in superficie ci si trova davanti il palazzo Ducale, grande e spettacolare, di origine normanna, costruito nel X secolo. Appartenne a diverse famiglie che nel corso degli anni apportarono diverse modifiche: la costruzione della cappella gentilizia, ad esempio, fu per mano dei Gonzaga, nel XVI secolo.
La struttura è a due piani, nelle sale a piano terra si trova il Museo della civiltà contadina, che custodisce gli oggetti di casa e di lavoro usati dalle famiglie dai primi del ’900. Tra i pezzi più pregiati che si possono ammirare, un telaio conservato perfettamente, e gli ingranaggi ancora funzionante, dell’orologio del campanile della chiesa madre. Con l’avvento della tecnologia il vecchio sistema meccanico venne sostituito da uno elettronico.
Al primo piano la grande sala, una delle più belle del palazzo, utilizzata oggi per convegni ed incontri. La sua particolarità è il tetto in legno. Il vanto del palazzo è dato anche dal bellissimo giardino pensile che si affaccia direttamente sulla chiesa madre, dedicata al patrono Sant’Andrea Apostolo, un’ampia struttura a croce latina, adornata al suo interno da pregiati marmi bianchi, statue di  legno e quadri dipinti da alcuni dei pittori più famosi dell’epoca. Di fonte alla chiesa la colonna del santo patrono, che non guarda verso la chiesa, ma in direzione di Leuca, da dove venivano i pellegrini.
La piazza, punto d’incontro del paese e cuore vitale dell’economia presiccese, è stata anche luogo di un tragico delitto che è valso il soprannome ai suoi abitanti. La storia narra che intorno al ’600 un signorotto, Carlo Bartilotti, prepotente e malvisto perché aveva imposto lo jus primae noctis – il diritto di portarsi a letto una donna il giorno prima che si sposasse – venne ucciso con un inganno. Durante i festeggiamenti del carnevale, alcuni abitanti si vestirono in maschera, si radunarono in piazza e iniziarono a far festa, a suonare e ballare. Il signorotto incuriosito da tanto frastuono si affacciò alla finestra per guardare lo spettacolo. Dalla piazza qualcuno sparava in aria con i fucili caricati a salve. Da uno però, partì un colpo che si rivelò mortale.  Tutti fecero finta di niente e continuarono a festeggiare. Da quel momento i presiccesi sono chiamati “mascarani”.

 
Presicce è rinomata anche per la sua cultura: in passato vennero istituite cinque scuole rette da monaci e vi erano otto biblioteche. Ha dato i natali a diverse famiglie, tra le più importanti di Terra D’Otranto:  gli Arditi, i De Liguoro o i Villani. Ed è conosciuta per le sue tradizioni, che custodisce gelosamente come la Quadriglia, ad esempio, la danza figurativa in costume di origine francese  che viene riproposta nel periodo di carnevale. Le coppie con i tipici vestiti giocano a ritmo della musica. Oppure il tamburreddhu in onore di Sant’Andrea. Un tempo, i pescatori giravano per le strade, all’alba, e con il ritmo della musica radunavano i lavoratori. Nove giorni prima della festa un gruppo di musicisti percorre le vie del paese suonando pezzi della tradizione musicale popolare. Il suo passaggio è molto atteso e non di rado i musicisti e vengono accolti in casa di chi si sveglia presto per offrire una lauta colazione.
La vigilia della festa patronale, poi, al termine della processione, viene accesa la focareddha. Il fuoco, simbolo purificatorio, serve per propiziare la stagione invernale. Presicce è un paese molto devoto. Sono tante le chiese e le cappelle votive che sorgono nel suo territorio. Dalla cripta della Madonna Addolorata, nella roccia sulla quale si trova la strada per Lido Marini, alla Madonna del Soccorso, lungo la strada che porta ad Alessano. Qui vi era anche una croce su un altare, che poi, dopo i lavori sulla via è “misteriosamente” scomparsa. Poco distante da Piazza del Popolo si trova la chiesa dedicata alla Madonna del Carmine, con annesso convento, ora sede del Comune. L’edificio sacro è di rara bellezza: il suo altare maggiore in calcare leccese è in stile barocco, completamente scolpito. Intagli, trafori e bassorilievi sono presenti anche sui quattro altari laterali.
Se da Piazza del Popolo si percorre la strada che passa davanti la chiesa madre e che si dirige verso sud si possono notare alcuni dei palazzi più belli del paese, appartenenti alle famiglie nobili. Alcune di queste sono accessibili al pubblico solo in occasioni di manifestazioni. Proseguendo su quella strada, fuori dal paese, sorge un altro tesoro di Presicce: il convento dedicato alla Madonna degli Angeli. Nella chiesa ristrutturata da pochi anni sono riemersi i pregiati affreschi, è stato restaurato anche il grande altare in legno.
Sulla strada, attuale via Gramsci, che dalla piazza si snoda in direzione opposta, invece, si trovano gli altri edifici storici, come ad esempio palazzo Soronzi, una bella casa a corte costruita alla fine del’500; più avanti, passando da “Puzzu Tranu” si trova la spettacolare “Casa Turrita”, restaurata da poco, caratterizzata dalla presenza di piccole torri sulla sua facciata. Al suo interno le ampie sale e il grande giardino alle spalle, verranno usate come centro culturale.  Il consiglio è di perdersi tra le stradine che si trovano nel centro storico per essere rapiti dalla bellezza degli altri palazzi.
Di Ilaria Lia
Ph. Pierpaolo Schiavone

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