“Patrimonio e Tradizione”. Vi portiamo da Angiulino, la “putea de mieru” più antica di Lecce

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Testo e foto di Mariela De Salvatore

La storia che vi raccontiamo oggi è la storia di una “putea de mieru”, la putea di Angiulinu, ultima traccia delle putee, modesti locali che un tempo caratterizzavano ogni quartiere di Lecce e che fino a non molti anni fa erano tappa obbligata per adulti e vecchietti del ceto medio basso “inclini” ad un bicchiere di vino preceduto da un pezzetto di carne di cavallo stracotta nel ragù.

Due cuori e una putea. L’avventura di Angelo Fiorentino e di sua moglie Elena inizia nel 1976 in via Principi di Savoia in un locale ricco di piatti particolarissimi come il baccalà, il sanguinaccio leccese in dialetto “sangugnazzu”, insaccato a base di sangue di maiale aromatizzato. Elena ne curava la preparazione e Angiulino lo tagliava e portava in tavola per tutti coloro che con poche lire accontentavano stomaco e spirito.

La putea era anche un punto di incontro per tante persone che a fine giornata si ritrovavano per bere più di un bicchiere di vino e giocare a carte; il vincitore ordinava ad Elena le sue specialità, tante. Le specialissime “rape nfucate” per le quali molti venivano dalla provincia, gli “gnemmarieddhi” pietanza tipica della cucina povera leccese, involtini a base di interiora di agnello o capretto insaporiti con sale, pepe e prezzemolo.

“Fae cu cecore, nu spietinu, pezzetti te cavallu”, recita un breve componimento di Ruggero Vantaggiato pubblicato un po’ di anni fa sulla Carrozza, accompagnato da una simpatica caricatura di Angiulinu che fuma con aria strafottente , nonostante il palese divieto.

Una vera e propria trasformazione hanno avviato Angiulino ed Elena nel 1976 acquistando il locale che era esclusivamente dedito alla vendita del vino sfuso; all’epoca Angiulino era fornaio ed Elena mamma di 4 figli. Daniele, oggi titolare dell’Osteria era piccolissimo.

<<Sono cresciuto con gli odori e i sapori della vecchia putea e contribuendo al suo cambiamento –  racconta Daniele con orgoglio e commozione. – Un cambiamento che nel 1993 è stato radicale; sono stati aggiunti nuovi spazi ed è stata selezionata la clientela, non più da dopolavoro ma liberi professionisti, funzionari provinciali e comunali, politici, e soprattutto turisti>> incalza il fratello Fabio.

Tanti i vip che hanno fatto tappa da Angiulino. Marisa Laurito, Elena Santarelli, i Negroamaro, Marco Columbro, Massimo Ghini.

“Sebbene io e Daniele ci occupiamo in prima persona dell’attività, papà e mamma orami in pensione, non fanno mancare il loro supporto anche solo per qualche ora” continua Fabio.

Al mattino, infatti, è facile trovare la signora Elena intenta a coadiuvare le altre donne nella preparazione di piatti della cucina tipica leccese. Consultando il menu ci si accorge che alcuni sono completamente diversi rispetto a quelli che vi abbiamo raccontato.

Rimangono comunque gli odori e i sapori della passione, dell’amore e dell’esperienza con i quali vengono preparati i piatti della nostra tradizione culinaria.