Omaggio ad Artusi e alla cucina del popolo nel nuovo libro di Don Pasta

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Non un semplice libro di cucina. Il nuovo scritto da Don Pasta è un elogio al lavoro fatto da Pellegrino Artusi l’autore dell’importante testo “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene”, il “maestro che racconta la cucina dei poveri” – afferma Don Pasta che con il suo “Artusi Remix” rende omaggio e muove dagli insegnamenti del padre della cucina italiana per riscrivere un nuovo linguaggio familiare, collettivo e affettivo, il cibo è soprattutto questo, e per ridarne la giusta dignità. In un momento in cui si parla sempre e ovunque di cibo, Don Pasta ha sentito necessario partire dal basso e rifuggire da quanto proposto oggi dai vari programmi.
“Era da molto che stavo lavorando sul mondo del cibo – ha affermato Don Pasta, durante la presentazione del testo alla libreria Feltrinelli di Lecce, assieme al giornalista Pino De Luca – mi accorsi che le persone non parlavano di ricette, ma delle loro appartenenze, in questo ho visto una forma democratica del cibo. Tutto quello che ora viene fatto e proposto è profondamente classista; nella raccolta che ho realizzato ho dato moltissima importanza alla componente affettiva, il libro sarebbe potuto essere scritto senza dosi. Ogni passaggio tecnico, rivendicazione della cucina del popolo”.
Don Pasta ha raccolto le ricette durante i suoi viaggi in lungo e in largo per l’Italia o attraverso il blog, o facebook; fondamentale nel selezionarle è stato il contributo dato dal comitato scientifico di Casartusi. Assieme al comitato, infatti, aveva lanciato un appello per invitare tutti a inviare le proprie ricette: “Raccontateci le ricette del vostro cuore, delle vostre origini. Spulciate quei ricettari scritti a mano dalle vostre nonne, recuperate i foglietti che cadono e scivolano giù per terra, trascriveteli. Diteci delle vostre madri e dei loro viaggi definitivi verso paesi troppo lontani con quei quaderni scritti a penna e stretti in mano, più importanti di qualsiasi gioiello. Fateci parlare via skype con quelle donne che hanno salvato l’Italia cucinando genialmente il poco e niente della guerra e di ciò che ci fu dopo. Parlateci voi adesso di come cucinate il nulla di un frigo diventato anch’esso precario. Scriveteci la ricetta che solo nella vostra famiglia si faceva a dovere, a dispetto della versione della signora del pianerottolo di fronte, che si ostinava a darvi la sua ricetta che però non era la stessa di vostra nonna. C’è un patrimonio di cucina popolare da ricostruire in quest’intrecciarsi di mani, di età, e c’è urgenza di ritessere la tela di memorie abbandonate per negligenza o al contrario custodite intimamente. Tutte da rimettere assieme in un gigantesco pentolone. Il solo rischio della perdita di questo linguaggio mette a rischio l’identità stessa della gente, l’identità di un luogo, di una nazione”.

Il libro è un vero e proprio scrigno della cultura culinaria italiana, condite da aneddoti e riflessioni sul presente.
Ecco un brano tratto dall’introduzione:
Mangiare è come respirare. Senza si muore.
Non potevo trattarla alla leggera la cucina italiana
Non potevo raccontarla da solo
Non ne sarei stato in grado.
Doveva essere una cosa corale.
Perché corale è la cucina italiana
Avevo paura prima di iniziare, paura che tutto fosse perso per sempre
Che a mio figlio non c’era nulla da lasciare della cucina del sud, della cucina d’Italia
Ma ho scoperto che il tesoro è ancora li custodito nel cuore di ognuno
Ho ricevuto le parole belle che ognuno ha quando parla della propria cucina.
Ricette senza grammi, senza indicazioni precise come si fa quando si parla d’amore.
Mi parlavano di qualcosa di intimo, fragile,
qualcosa che potrebbe scomparire da un momento all’altro e si stringe forte.
E non c’era nulla di malinconico, patetico in quelle lettere.
Ma Nulla è per sempre.
Bisogna scegliere se questo tesoro si conservi o se lo si veda scomparire
a furia di reinventare, alleggerire, infiocchettare, fare riduzioni del cazzo.
Che il cibo resti lontano dalle mode, che resti linguaggio di ognuno.
Patrimonio fatto di donne che hanno retto l’Italia intera,
piegate dal dolore e dalla stanchezza,
donne che hanno caricato chili di limoni, formaggio,
raccolto riso nell’acqua e fatto figli grandi e forti.
gente che è andata via per sempre in luoghi lontani
con quel ricettario stretto in mano più importante di qualsiasi gioiello
con il dolore atroce del non sentire più i profumi della propria terra
e riprodurli testardamente in qualsiasi parte di mondo.
Che resti cibo dell’anima dunque,
cura, profonda cura per i nostri cari
in quell’offrire qualcosa che si ama a qualcuno che si ama
A mio figlio, a ogni bimbo e bimba,
che sappiano che una delle rivolte più belle è conservare ogni singola traccia delle diversità della cucina italiana,
perché nella vita non ci si deve omologare mai passivamente alle regole, alle abitudini, alle leggi imposte, alla globalizzazione dei gusti che ogni cosa cancella.
Perchè la cucina italiana è cucina geniale a partir da nulla
Ed ha aiutato a vivere con dignità nella disoccupazione, nelle ingiustizie, nelle emigrazioni,
durante regimi infami, nella guerra, nella fame.
Proteggiamoci, soffriggete.
Don Pasta
Artusi Remix
Viaggio nella cucina popolare italiana
Ed. Mondadori Electa

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