L'Universita del Salento inaugura l'Anno Pasoliniano

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Un anno intero da dedicare alla riscoperta dell’immensa opera dell’intellettuale italiano più acuto e discusso degli ultimi 50 anni, Pierpaolo Pasolini.
Quasi a voler rimediare alla colpa di non averlo voluto ospitare quel 21 ottobre 1975 (Pasolini parlò poi nel liceo Palmieri e fu il suo ultimo discorso pubblico), l’Università del Salento, probabilmente unico Ateneo in Italia ad aver messo in cantiere ben dodici mesi a lui dedicati, ha inaugurato lo scorso lunedì 2 novembre l’Anno Pasoliniano, durante il quale verranno proposti incontri, proiezioni di film, rappresentazioni teatrali e tante altre attività, il tutto allo scopo non solo di celebrare il poeta, ma soprattutto di avviare una più attenta riflessione sui suoi scritti e le sue idee, tutt’ora attualissimi.
Ad avanzare la proposta è stato il comitato scientifico e organizzativo composto dai professori Carlo Alberto Augieri, Luca Bandirali e Mimmo Pesare, del Corso di Laurea in Scienze della Comunicazione.
“L’idea è nata durante l’ultimo consiglio didattico del nostro Corso di Laurea – spiega Mimmo Pesare, docente di Psicopedagogia del linguaggio – dopo la constatazione che a Lecce non c’era stato ancora alcun evento istituzionale per ricordare lo scrittore, nel quarantennale della sua scomparsa. Si è, perciò, costituito un comitato e si è dato inizio all’organizzazione dell’Anno. Ciò che mi preme sottolineare è che sin dall’inizio siamo stati tutti d’accordo nel non voler ‘chiudere’ tale programmazione all’interno di una dimensione esclusivamente accademica. E’ di fondamentale importanza che sia l’Università a costituirsi come istituzione proponente, ma essa si aprirà all’intera comunità di coloro che amano Pasolini. Abbiamo inteso proporre l’Anno Pasoliniano come un contenitore a disposizione di tutti.” Fondamentali, in questo senso, una serie di partenariati: il Cineteatro DB d’Essai, Ammirato Culture House, Fondo Verri, MUST Lecce, Osservatorio Permanente Europeo sulla Lettura (Università di Siena), Generazioni di Scritture, Centro Lettura ITES, solo per citare i primi operatori culturali che hanno subito aderito all’iniziativa lanciata da Scienze della Comunicazione.
L’Anno Pasoliniano si è aperto lunedì, proprio grazie alla collaborazione con il cineteatro, principale partner del progetto, con la proiezione della recente versione restaurata del film “Salò o le 120 giornate di Sodoma”; Il secondo incontro sarà venerdì 18 dicembre, con la giornata di studi “Oltre il ricordo: attualità di Pasolini”, presso Palazzo Codacci Pisanelli.
“In realtà non c’è un programma già definito, ma è tutto da costruire in itinere – continua Pesare – e questo proprio per dare l’opportunità a tutti di proporre contributi. E’ già online una pagina Facebook, dove sarà possibile contattare direttamente il Comitato e tenersi informati su tutti gli eventi in programma. per la chiusura è previsto un importante convegno nazionale. Inoltre, punteremo molto sugli incontri nelle scuole per far conoscere il valore civile del pensiero pasoliniano, di imprescindibile valore formativo”.
A 40 anni dalla sua tragica scomparsa, Pasolini, proprio per la profeticità del suo pensiero, continua ad essere studiato e analizzato e l’Anno Pasoliniano, oltre che una semplice celebrazione, è un invito a continuare a porsi in modo critico verso l’omologazione delle idee.
“La commemorazione storiografica è utile ma fine a se stessa – conclude il docente – invece l’obiettivo è quello di tener vivo l’insegnamento tramandato da Pasolini. In un paese come l’Italia, dove come nel Gattopardo, tutto cambia affinché tutto rimanga sempre come è, avere il coraggio di dire il vero di fronte al potere, anche a costo di rimetterci la vita, è un valore, un esempio etico da riattivare. Pasolini è stato forse l’ultimo vero intellettuale del nostro Paese e la sua scomparsa rappresenta una perdita incalcolabile. La sua opera è stata, allora come oggi, provocatoria, irriverente e spesso non semplice da digerire, ma costituisce una pratica di resistenza culturale della soggettività del nostro tempo”.

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