Le torri costiere, mute sentinelle del mare

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Sebbene alcune preesistenze, la progettazione delle torri costiere e la loro dislocazione sul territorio fu programmata nella seconda metà del XVI secolo durante il regno di Carlo V.
Avamposti del capillare sistema difensivo salentino, le torri realizzavano una rete di avvistamento delle incursioni provenienti dal mare. In tal caso la segnalazione alle torri vicine e ai centri interni avveniva con suoni di corni e campane, fumate di giorno e fuochi di notte. Generalmente di piccole dimensioni, le torri ospitavano pochi armati o uomini a cavallo pronti a raggiungere e ad allarmare l’entroterra nel caso di coste defilate alla vista.
Notevoli erano i vantaggi per chi acquistava una torre o ne costruiva una divenendone il “capitano”, titolo che dava diritto alla riscossione di dazi ed imposte alla cittadinanza, pena il diritto alla difesa in caso di attacco. Ecco quindi il proliferare di torri costiere, spesso realizzate in fretta e con materiali deperibili come l’acqua marina per impastare la malta, e la loro veloce erosione.
La tecnica costruttiva delle prime torri era simile a quella utilizzata per le strutture in pietrame a secco a pianta quadrata o circolare. Generalmente realizzate con pietre informi, avevano basamento con mura a scarpata, all’interno del quale vi era la cisterna per la raccolta delle acque piovane dal terrazzo. Sul basamento si innestava il corpo soprastante, dotato di feritoie per gli archibugi e di caditoie, costituito da unico ambiente con scala di collegamento col terrazzo posta nelle mura della torre.
Solo in seguito vennero realizzate torri più articolate, di dimensioni maggiori ed uso promiscuo,  utilizzate come sede di comando o per stipare merci e uomini e dotate di ambienti abitabili al piano primo.
Le torri cominciarono ad essere disarmate nella prima metà del XIX secolo con la fine delle incursioni saracene nel territorio salentino. Oggi alcune di esse sono state recuperate e trasformate nell’uso, altre sorvegliano ancora la costa e attendono mute il loro turno.
 

Torre Vado – Morciano di Leuca

Nel territorio di Morciano di Leuca, a pochi metri dal mare svetta Torre Vado, elegante torre cinquecentesca che prende il nome dalla località marina che presidia. Costruita nel XVI secolo per volere di Carlo V fu adibita a “torre cavallara” cioè munita di messaggero a cavallo che in caso di pericolo partiva per avvisare i paesi dell’entroterra.
Alta circa 12 metri è realizzata in conci di pietra tufacea. Il marcapiano che la cinge individua i due livelli interni: il basamento troncoconico destinato a deposito ed il corpo cilindrico a vano abitativo, collegati da scala interna. E’ dotata di due accessi esterni: uno immette nel cortile interno e l’altro, sopraelevato di qualche gradino, al livello superiore.
Il particolare coronamento in sommità presenta una serie di beccatelli e una merlatura piana che cela quattro caditoie, direzionate una per ogni punto cardinale.
Con il disarmo delle torri costiere, avvenuto intorno al 1846, la torre divenne stazione di controllo doganale. Nel 1930 fu acquistata da privati e restaurata.
 

Torre Suda – Racale

La torre di avvistamento fu eretta nel XVI secolo a protezione della costa ionica dalle incursioni dei turchi.
Rivolta verso il mare, si staglia imponente con la sua sagoma cilindrica cui è addossata la lunga rampa di scale in pietra.
Alta 13,5 metri è costituita da due livelli, il basamento scarpato ed il corpo cilindrico con la soprastante garitta di vedetta. La base è occupata dalla cisterna d’acqua. La torre di avvistamento, smesse le sue funzioni militari, venne sigillata e usata come cisterna per gli abitanti del luogo. A causa delle infiltrazioni di umidità, le mura della torre sembravano “sudare”, da qui si narra traesse origine il nome di Torre Suda.
Il corpo cilindrico del piano primo è costituito da un ambiente ottagonale con volta a spicchi, che si raggiunge attraverso la porta levatoia anticipata dalla lunga scalinata.
Il semplice coronamento sommitale presenta una serie di beccatelli ed una caditoia.
 

 

Torre Quattro Colonne – Nardò

La costa neretina presenta una costa lunga e articolata ed un gran numero di torri costiere di avvistamento.
Tra tutte la Torre del fiume di Galatea, la più nota. Fu eretta nel XVI secolo a presidio della costa e a protezione della sorgente di acqua dolce lì presente, meta privilegiata dei pirati che qui si rifornivano. Aveva struttura troncopiramidale a base quadrata con agli spigoli quattro bastioni angolari a base pentagonale, provvisti in sommità di cannoniere scoperte. Oggi, crollata la parte centrale, dell’antica struttura rimangono solo le “torrette” angolari, da cui il nome di Torre delle Quattro colonne.
La facciata, alta 16 metri, è suddivisa in tre parti da due cordoli marcapiano. Le due parti inferiori costituiscono la base scarpata, quella superiore il corpo vero e proprio della torre. Il coronamento in sommità è aggettante e poggiato su beccatelli.
La torre è soggetta a vincolo architettonico dal 1986.

 

Torre Dell’Alto – Nardò

Sullo sperone roccioso che domina la baia di porto selvaggio, la Torre dell’Alto ricade nel territorio di Nardò. Eretta nel XVI secolo ha impianto planimetrico classico: basamento troncopiramidale a base quadrata e corpo superiore introdotto in facciata da cornice marcapiano. In sommità, classica cornice a beccatelli che cela dieci caditoie, tre per lato ad eccezione di quello verso il mare che ne conta quattro. Classica anche la ripartizione degli ambienti interni: cisterna, deposito e stalla al piano terra, vani abitativi al primo, guardiola in copertura.
Una grande scalinata in tufo sorretta da tre archi conduce al primo livello (oggi inaccessibile), in origine dotato di porta levatoia.
La torre era sede cavallara,  quindi ospitava oltre alla solita guarnigione, anche due cavallari pronti a raggiungere velocemente l’entroterra a cavallo. Gli stessi avevano il compito di sorvegliare i corsari in quarantena che venivano isolati nel piano inferiore adibito a lazzaretto.
La torre è oggi sottoposta a vincolo architettonico.
 

Torre Cesarea

Il territorio di Porto Cesareo contava originariamente quattro torri d’avvistamento, tra le quali torre Castiglione all’estremo nord oggi quasi completamente scomparsa. Le altre, a pochi metri dal mare, si stagliano imponenti a presidio della lunga costa sabbiosa.

A sorvegliare la meravigliosa baia di Torre Lapillo nel territorio di Porto Cesareo, ecco Torre Chianca a sud e l’omonima Torre Lapillo a nord. Erette nella seconda metà del XVI secolo, sono similari nell’architettura e nella originaria destinazione d’uso. Entrambe infatti erano semplici torri di avvistamento facenti capo a Torre Cesarea, eretta a pochi metri dal mare a protezione dell’abitato di Porto Cesareo. Detto anche “Torre Capitana”, questo fortilizio aveva mansioni di sopraguardia alle attività delle torri vicine e quindi maggiori dimensioni in pianta e nel numero di vani abitativi destinati ad ospitare una guarnigione più numerosa. L’imponente torre Cesarea è attualmente sede del Comando della Guardia di finanza di Porto Cesareo.

Torre Chianca

Torre Chianca  o “Santo Stefano”, è a nord di Torre Cesarea. A base quadrata, è costituita da due livelli, quello inferiore a base scarpata destinato a cisterna, quello superiore a vano abitativo. In sommità un’importante parapetto sommitale cela lunghe caditoie distribuite sulle quattro facciate. La torre è priva di scala esterna.
Durante la seconda guerra mondiale l’esercito italiano vi insediò una postazione di artiglieria costiera, abbandonata in seguito all’armistizio dell’8 dicembre 1943. Nello stesso periodo, i soldati tedeschi presenti in zona si esercitavano con i loro bombardieri in picchiata. Sui fronti della torre, infatti sono tuttora evidenti i danni causati dalle bombe di cemento scagliate in fase di addestramento.
Attualmente la torre cesarea è sede dell’ufficio locale marittimo, ma il Comune di Porto Cesareo conta di poterla presto acquisire e rendere fruibile per attività pubbliche.
 

 

Torre Lapillo

Torre Lapillo o “San Tommaso” è a nord di Torre Chianca. Sulle carte nautiche più antiche la località era individuata con il nome di “Lo Pilo” che contraddistingueva anche la stessa torre, sede sino alla fine del XIX secolo delle guardie doganali borboniche.
La sua architettura ricalca quella delle vicine torri costiere, sebbene le dimensioni in pianta e in alzato le conferiscano maggiore imponenza. Al corpo di fabbrica principale è addossata la scalinata di accesso al primo piano, realizzata in muratura su tre archi sottostanti, di cui l’ultimo aggiunto successivamente in sostituzione dell’originario ponte levatoio. È dietro i suoi archi che il sole saluta la costa ionica con un tramonto imperdibile.
Attualmente la torre ospita il Centro visite turistico-ambientali del comune di Porto Cesareo, che si occupa della promozione del territorio anche attraverso forme di turismo alternativo ed ecocompatibile. Le attività proposte sono molteplici: escursioni guidate a terra e in mare, seawatching, immersioni subacquee e snorkeling.

 

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