La strage dei martiri di Otranto: un false flag come a Pearl Harbor

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Non c’è risentimento né rancore nei sussurri che in tanti dichiarano di sentire intorno al castello di Otranto, quasi a picco sull’acqua turchese e cobalto del mare che a Punta Palascia divide lo Ionio dall’Adriatico nel punto più ad est d’Italia. Quando – tacitato il chiasso  turistico – il silenzio invernale bisbiglia alle persone sensibili il brusio di sospiri malinconici e dolci, nel vento aleggia il mormorio di commosse inquietudini per i gravi errori continui e le crudeli follie dei viventi ignari o inconsapevoli delle feroci lezioni che la storia ha impartito in questo stupendo sito salentino. Che a parlare sia il mare, il vento, l’elettricità delle nubi o voci dall’aldilà, quel sommesso e melodico fruscio è l’omaggio della natura al migliaio di morti innocenti uccisi dai Turchi dopo un assedio di due settimane. In poche ore, le scimitarre colorarono il torrente Idro di rosso rubino ed il vescovo Stefano Pendinelli, guida di un gregge che non volle negare la fede nel Cristo, fu il primo martire al quale fu spiccata la testa dal collo. L’11 agosto 1480 la città salentina subì la carneficina detta “Strage degli 800 martiri”. L’antica tragedia è ancora agitata da un’aspra pubblicistica antiaraba e islamofoba a monito e diffida di chi non condivide interessi e timori che alimentano la teoria del “Conflitto di civiltà”. Con un serio riesame di fonti antiche e testi moderni sulla decapitazione dei difensori della rocca assediata da Gedik Ahmed Pascià (al servizio degli Ottomani, comandò da Valona a Otranto 150 navi con 18.000 armati), prima lo storico Franco Cardini e poi altri studiosi hanno corretto la lettura dell’episodio spostandola dal contesto delle Guerre di religione nel più realistico ambito dei cosiddetti “false flag”. Così i servizi segreti chiamano le azioni più efferate e spettacolari (stragi, attentati, rivolte, esplosioni, bombardamenti) studiate a lungo e con cura per incolpare un nemico. Infame obiettivo strategico dei “pretesti di guerra” è forzar il rivale ad aprire le ostilità, esporlo alle altrui ritorsioni, attaccarlo con ampi consensi. I “false flag” sono antichi quanto il massacro della retroguardia di Carlo Magno sui Pirenei (nel 778) da parte dei Baschi, ma addebitato ai Mori da storici e letterati. Nelle pretestuose giustificazioni di Stato alle ritorsioni belliche spiegate all’opinione pubblica come inevitabili per una dignitosa opposizione alle insidie nemiche figura l’autoaffondamento dell’incrociatore Maine (1898) al largo di Cuba. Nella Guerra Ispano-americana, gli Stati Uniti tolsero così Portorico, Cuba e Filippine alla Spagna irridendo il divieto costituzionale di attaccare per primi. In queste astuzie rientra il siluramento del Maddox nel Golfo del Tonchino. Il Ministro Mac Namara smenti’ nel 2002 l’incidente al cacciatorpediniere strumentalizzato nel 1964 per attaccare il Nord Vietnam: “Siluri? Neppure uno”. Un altro pretesto svelato riguarda Pearl Harbor (7 dicembre 1941). Intercettando radio nipponiche, l’intelligence della Marina capì che la flotta delle Hawaii sarebbe stata annientata dai Giapponesi subito dopo la dichiarazione di guerra. Ma solo a tre portaerei si ordinò di salpare. Le altre 18 navi affondate e le 2.000 vittime americane furono preventivate per enfatizzare l’infamia nemica e legittimare vendette della stessa forza con plebiscitari  consensi interni ed esterni.
Il perché l’atomica finì su Hiroshima spiega anche la strage di Otranto e la sua estraneità alle guerre di religione. Era sulla portaerei Nagato a largo di Hiroshima l’Ammiraglio Yamamoto che ordinò di bombardare il porto hawaiano.  Pearl Harbor, Hiroshima e Otranto non sono quindi città martiri di guerre religiose o di scontri tra civiltà. Ma vittime di una ragion di stato più attenta ai vantaggi strategici e all’effetto delle notizie ufficiali sull’opinione pubblica che alla vita umana. Se è vero che il bombardamento delle Hawaii anticipò la dichiarazione di guerra (il ritardo non fu colpa di Tokyo), atterrì l’America e nauseò il mondo, l’ombra dei “false flag” sulla versione dei fatti di Pearl Harbor invalida la folle simmetria dell’olocausto nucleare di Hiroshima. Lo stesso vale per l’ecatombe di Otranto che – seppur deprecata dallo stesso Sultano Maometto II – per i fedeli islamici del XV secolo non ebbe la rilevanza quantitativa delle stragi con cui in nome di Cristo i Crociati immersero Gerusalemme in fiumi di sangue arabo ed ebreo nella prima Crociata che Boemondo iniziò imbarcandosi con i suoi proprio ad Otranto nel 1095. Da Otranto a Gerusalemme e da Gerusalemme ad Otranto…  Ecco un’altra simmetria fondata su migliaia di cadaveri fatti a pezzi e scempiati con l’ombra dei “false flag” a confondere i giudizi morali della posterità ignara di “killer” eletti condottieri, sebbene nascondessero mani grondanti sangue nei vessilli della croce e della mezzaluna.
Dalle antiche cronache riemerge il coraggio dei capitani del popolo Francesco Zurlo e Giovanni Delli Falconi. Negli stretti passaggi intermurali del maschio aragonese violato oppongono la balestra – fuggiti i militi spagnoli – al nemico che irrompe urlando, poi spada e coltello. Infine, i loro corpi feriti. Alle due spoglie esanimi Ahmed Pascià ordina si mozzi il capo e sia infilato in aste condotte in città come trofei di un sabba. Sul colle di Minerva, detto Colle dei Martiri, quell’Apocalisse lascia 800 cadaveri senza la testa. Alcuni sarebbero di invasori turchi, albanesi e greci che, impietositi da alcuni ragazzi, avrebbero tentato di salvarli finendo trucidati. Non basta il loro sacrificio, né la cauta dissociazione del Sultano Maometto II dall’operato di Ahmed per attutire l’orrore. Cause e motivazioni della strage forse non saranno mai scoperte e capite fino in fondo. Specie il ricatto agli idruntini del Pascià di Valona – salverò chi rinnegando il Cristianesimo abbraccerà l’Islam – suscita dubbi e riserve in Franco Cardini. “Fra i Popoli del Libro – spiega – questi casi non sono frequenti né rari. La fede coranica distingue chiaramente “pagani” e “popoli del Libro”. Cristiani e Ebrei ebbero la loro rivelazione da Sacre Scritture e conoscono il vero Dio. Se non c’è perdono per i pagani, è vietato obbligare Ebrei e Cristiani alla conversione.
L’alternativa tra conversione e morte è per i pagani. A loro l’Islam si avvicina con azioni critiche, ostili, belliche. Ebrei e Cristiani invece possono accedere liberamente al perfezionamento”. Lo storico toscano, altri studiosi ed antichi cronisti accreditano questi concetti svelando che Ahmed non era arabo, né turco. Ma un neofita albanese che forse usò la ferocia per tutelarsi da accuse di apatia verso agli ordini e di tepidezza con la fede. Ma Cardini rifiuta scenari da guerra di religione. Sui fatti avrebbero inciso i “false flag” della Repubblica di Venezia. Con Lorenzo il Magnifico (scampato alla congiura dei Pazzi e grato al Sultano per l’invio a Firenze del sicario Bernardo Bandini preso a Bisanzio), il Re d’Ungheria, Genova, Milano, il Papa, il Doge  Mocenigo e il “bailo” a Bisanzio, Andrea Gritti, congiurano contro il Re di Napoli. Dopo la pace con Bisanzio del 1479 la Serenissima combina con Maometto II un attacco al Re Sigismondo per punirne le attività filosenesi e antimedicee in Toscana, il supporto ad ogni mossa del Papa, le ambizioni mediterranee (ha salvato dal Sultano i Cavalieri di Rodi assediati nell’isola), la troppa autonomia di Otranto nel canale tra Adriatico e Jonio nella difesa costiera, nei commerci e nella politica con cui ricchi mercanti ebrei e levantini rendono la città quasi neutrale e ribelle ai vincoli feudali. Ma  anche invisa alle Superpotenze.
Se Venezia maltollera la concorrenza genovese e l’autonomia dei Cavalieri di Rodi, cassa le velleità idruntine. Inoltre è regina dei mari benché dopo secoli di primato il potente Sultano le sconsigli la forza e la porti ad intrecciare intese segrete, congiure, giochi di sponda e giri di valzer con tutti i partner. Alle soglie del Rinascimento, la diplomazia dell’intrigo trasforma l’Europa in un gioco di specchi che confonde vittime e aggressori, assediati e assedianti, eroi e sicari. Si sa che l’Islam odia Otranto come l’inferno perché porto crociato; che il Re di Napoli detesta i fiduciari locali e le loro richieste di aiuto dalle scorrerie di pirati arricchiti da contrabbando ed elusione fiscale; che il popolo disprezza gli spagnoli. Perciò il Re resta sordo alle staffette giunte da Otranto. Sbarcano i Turchi e i militari aragonesi fuggono, mentre galee veneziane che in un’ora affonderebbero le barche turche – scrive un cronista – osservano. “Cosi’ nasce il sospetto – dice Cardini – che per capire la strage di Otranto non si debba guardare ai progetti del Sultano, ma a tensioni e giochi diplomatici delle corti d’Italia. La volontà egemonica del Re di Napoli sullo Stivale e lo scontro veneziano-aragonese sono forse la chiave di tutto”. La prova è la storia.
La strage di Otranto è uno shock che fa orrore dovunque, anche a Venezia e Bisanzio. Il Papa chiede la Crociata. Ma apprezza un’altra mossa di Venezia, perché Alfonso di Calabria, figlio di Sigismondo d’Aragona, riprenda Otranto il 14 settembre 1481. Gritti è la molla del congegno che allontana il Sultano da  Gedik Ahmed. Crolla così il suo sogno di fare di Otranto il caposaldo di una enclave islamica in Italia protesa verso Roma. Lasciati a cani e a corvi per un anno, il 15 agosto 1481 i corpi degli 800 Martiri sono sepolti nella Cattedrale. Nel 1771 furono beatificati e nel 1983 santificati. Bello  pensare che tra quei Santi ci siano anche islamici uccisi per avere difeso adolescenti cristiani…

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