La nanotecnologia per salvare gli ulivi del Salento

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Sarà la nanotecnologia a salvare gli ulivi del Salento? Le probabilità che dispositivi grandi un miliardesimo di metro possano davvero essere la panacea al dramma “Xilella”, realmente esiste. E, forse, può rincuorare anche il calore delle piazze. Come quello di piazza Sant’Oronzo a Lecce che, domenica scorsa, al grido di “tutti in piazza per difendere gli ulivi del Salento” ha raccolto migliaia di persone, esperti del settore e artisti pop del jet set locale. Oppure come la partecipata via Crucis tra gli ulivi, svolta lunedì 30, voluta fortemente dal vescovo della diocesi di Ugento – Santa Maria di Leuca alla quale ha invitato tutti i Vescovi della Metropolia. La processione, curata dal comitato spontaneo “Voce dell’Ulivo” con le fiaccole ha illuminato gli ulivi malati incontrati nel percorso, circa 5 chilometri.
È giusto, quindi, che alla battaglia popolare si diano “risposte non solo emotive o emozionali ma capaci di coniugare il pragmatismo e la razionalità della ricerca”. Di questo parere Gianni Cantele, presidente di Coldiretti Puglia, intervenuto lunedì 30 marzo al tavolo tecnico coordinato dal DA. RE. (distretto agroalimentare tecnico di Puglia) per raccontare la raccolta di fondi pubblici e privati a favore della ricerca anche attraverso la piattaforma di crowfunding in fase di realizzazione con il Politecnico di Bari. Il progetto è stato avviato nell’agosto 2014 e sostenuto dall’assessore regionale allo Sviluppo Economico Loredana Capone perché sostiene “doveroso dare il contributo a un percorso scientifico non improvvisato e a favore della natura dotandolo di mezzi per combattere questa tragedia annunciata”. Una vera e propria task force scientifica regionale, istituita nel cluster tecnologico TAPASS (Tecnologie Abilitanti per Produzioni Agroalimentari Sicure e Sostenibili) cui partecipano le Università di Foggia, Bari, CNR, CRSA Caramia-Basile, e l’Università del Salento con il suo dipartimento di nanotecnologia – riconosciuto centro di eccellenza. Un sodalizio scientifico multidisciplinare all’opera per trovare al più presto una risposta alternativa all’eradicazione delle piante infette imposta dai piani europei. Ed è importante che la soluzione arrivi proprio dalle istituzioni scientifiche locali, perché, dice il professore Mita: “nessuno di noi vuole immaginare il futuro di questa terra senza ulivi”.
In effetti, il valore del patrimonio verde di Puglia che consta di ben 56 milioni di ulivi, di cui 11 milioni solo nel Salento, è inestimabile. Una ricchezza che disegna il paesaggio, e soprattutto, l’identità del Tacco di Italia. Allora suona bene la dichiarazione di guerra lanciata all’infezione da “codiro” che sta erodendo i vasi linfatici degli ulivi. “Per colpire il nemico, bisogna prevederne le mosse e conoscerne la struttura” – l’annuncio del professore Giuseppe Ciccarella dell’Università del Salento mentre spiega come l’inoculazione di “un nanovettore, contenente fitofarmaci di comune uso o antibatterici naturali e in grado di muoversi agilmente all’interno degli xilemi della pianta, sarà l’antidoto alla xilella fastidiosa”. Insomma una “bomba intelligente”, come Ciccarelli l’ha definita, biosostenibile, a basso costo produttivo e veloce nel colpire selettivamente le molecole del batterio letale. Una vera novità, almeno in campo fitosanitario, dove l’applicazione di dispositivi di ultima generazione coadiuverebbero l’azione dei farmaci tradizionali.
Quali sia il tempo di risposta alla cura, difficile stabilirlo ora. Di certo è che marzo 2015 sarà un mese simbolico per il Salento: da una parte le numerose iniziative dei cittadini salentini, dall’altra l’occasione colta di mettere a servizio del territorio l’eccellenza della ricerca pugliese. Per la salvezza degli ulivi, forse, si può sperare.

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