"Io non l’ho interrotta": due giorni a San Cesario per parlare di politica con ospiti d'eccezione

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A San Cesario due giorni per parlare di politica con “Io non l’ho interrotta”, a cura del gruppo (Ri)generazione politica. Venerdì 3 e sabato 4 luglio si terrà il numero zero della rassegna che vedrà la partecipazione di docenti universitari, giornalisti, esperti di comunicazione, social media manager, politici, tra i quali: Marco Damilano, Riccardo Luna, Marianna Aprile, Massimo Bray, Vittorio Alvino, Luca Bottura.
Nelle due giornate si cercherà di indagare, tra il serio e il faceto, sull’attuale situazione della comunicazione politica in Italia, attraverso l’analisi del linguaggio e dei social, delle parole e dei comportamenti dei giornalisti e della classe politica ma soprattutto analizzare le contraddizioni tra “il dire” e “il fare”.
Ad anticipare i contenuti è Pierpaolo Lala, del gruppo (Ri)generazione politica ed organizzatore dell’evento.
Una rassegna per parlare di politica, soffermandosi soprattutto sulle parole usate da chi la fa e da chi la racconta. Quale idea di fondo muove “Io non l’ho interrotta”?
“Da oltre un anno, con un gruppo di amici e amiche, organizzo alcuni incontri con il “roboante” nome di (Ri)generazione Politica. La nostra idea di base è sempre stata quella di discutere di temi che riguardano la politica italiana e internazionale cercando di indagare i suoi meccanismi. Quindi non la polemica quotidiana tra maggioranze e opposizioni ma un ragionamento sui “ferri del mestiere” della politica che cambiano molto rapidamente. Da qui è nata poi l’idea di focalizzare l’attenzione sulla comunicazione e sul giornalismo che cercano ogni giorno di raccontare le vicende politiche. Nasce così questa rassegna. Dal gruppo di (Ri)generazione e dalla pronta e fattiva collaborazione dell’associazione L’Alambicco e del Comune di San Cesario di Lecce”.
Il linguaggio politico negli anni è cambiato molto. Dai modi forbiti della prima Repubblica si è passati a discorsi della seconda che mirano a parlare alla pancia degli elettori, spesso sconfinando nel volgare e nella mancanza di rispetto. Ci sono stati dei vantaggi o la deriva ha procurato solo danni?
“Non so dire se esistano solo danni. Sicuramente dal biennio 1992/1994 è cambiato tutto. Dal punto di vista politico, con la scomparsa dei partiti storici della Prima Repubblica, e dal punto di vista del lessico e della comunicazione. Nel 2004 ho pubblicato (con Maria Vittoria dell’Anna) un ricco volume “Mi consenta un girotondo. Lingua e lessico della Seconda Repubblica” (Congedo) che a distanza di 11 anni sembra già vecchio. Nel mezzo ci sono il nuovo utilizzo della rete, la nascita dei social network, l’importante abuso di facebook e twitter, la nuova dimensione dei video e il diverso rapporto con la televisione che è sempre più digitale e on demand, la crisi dei giornali tradizionali e, dal punto di vista strettamente politico, il rinnovamento completo (o quasi) della classe dirigente con l’esplosione di Beppe Grillo e del Movimento 5 Stelle, Renzi e il suo nuovo Partito Democratico, il nuovo corso della Lega di Matteo Salvini. Resta uguale a se stesso solo Silvio Berlusconi che, da molti punti di vista, fa lo stesso comizio dal 1994. Le sue parole chiave, secondo me, sono vetuste. Il Cavaliere è stato il simbolo della comunicazione della Seconda Repubblica. Renzi, Grillo e Salvini sono invece i maggiori rappresentati della Seconda Repubblica 2.0″.
È imputabile anche al linguaggio il “divorzio irreparabile tra cittadini e politica”? Sarebbe possibile un’inversione di tendenza?
“Dall’inizio degli anni ’90 a livello locale e nazionale si è pensato che la tv potesse sopperire al fare politica. I partiti man mano si sono liquefatti e gli esponenti politici si sono trasferiti dalle sezioni nei salotti dei talk show (sempre più numerosi). Questo ha avuto ripercussioni sulla politica fatta “tra la gente” (per usare un’espressione dal vago senso populista). Poi dalla tv siamo passati anche ai social ed è stata (da questo punto di vista) la fine. I congressi si fanno online, le decisioni si prendono con un click e i sondaggi (che si chiamano sentiment) sono regolati dai mi piace. Eppure, secondo me lo hanno dimostrato Grillo alle Politiche 2013 e Renzi alle Europee 2014, i voti si prendono ancora per strada, facendo comizi, “sfidando” le piazze che rischiano di rimanere desolatamente vuote. La nuova politica, tutta tv e social, allontana i cittadini che (non solo per questi motivi ma anche per un livello di disaffezione che cresce ogni giorno a causa di corruzioni e spese pazze) non vanno più a votare. L’inversione di tendenza credo debba essere culturale. Tornare – a vari livelli – ad occuparsi della cosa pubblica, del “bene comune”.
Che responsabilità hanno i giornalisti e in genere tutti i comunicatori della politica?
“La velocità della vita e della comunicazione ha lati positivi e negativi. La cosa posisitva secondo me è il rapporto “diretto” che i cittadini possono avere con i propri eletti. Pensiamo al neopresidente della Regione Puglia Michele Emiliano che ha palesato il suo numero di cellulare (e vi assicuro che risponde) o agli scambi a volte anche feroci su facebook o twitter. Questo racconto veloce, velocissimo, andrebbe sempre più mediato (secondo me) da giornalisti validi, competenti, preparati, lungimiranti. Ma siamo all’interno della peggior crisi di vendite dei giornali tradizionali e spesso è tutto molto impreciso. Il paradosso secondo me è che abbiamo molte più fonti per informarci ma meno voglia e concentrazione di farlo. E i cittadini (ma anche i giornalisti e i politici) cadono nei tranelli delle bufale online. Per questo abbiamo deciso di parlare anche di Satira con Luca Bottura, Antonello Taurino e Adelmo Monachese tra gli autori del sito Lercio.it”.
In generale, tra talk, giornali e trasmissioni radiofoniche, si parla troppo e male di politica?
“Rispetto a pochi anni fa se ne parla moltissimo. Il talk è spalmato in ogni ora del giorno perché è una produzione televisiva che costa pochissimo. I politici, i giornalisti, i docenti universitari, gli opinionisti in generale fanno a gara per sedersi sulle ambite poltrone dei talk. Discuteremo di questo argomento specifico con Gennaro Pesante, giornalista che lavora da addetto stampa alla Camera dei Deputati, che ha scritto da poco “La fine dei talk show e il futuro della televisione”, Marianna Aprile, giornalista di Oggi e conduttrice di Millennium, il sociologo Stefano Cristante e il giornalista Gabriele De Giorgi. La scelta del titolo ovviamente “Io non l’ho interrotta” è frutto di una osservazione divertita proprio dei talk. Cercavamo una frase che sintetizzasse l’attuale situazione della comunicazione politica. E nonostante la massiccia presenza dei social e di nuove forme di comunicazione la tv resta ancora centrale nelle scelte soprattutto degli elettori adulti. E quindi questa frase che ossessivamente con varie sfumature è un vero e proprio tormentone. E sintetizza, secondo me, anche le urla che in tv sono visibili e ascoltabili e sui social si trasformano nel tutto maiuscolo. Insoma ci si parla addosso e si urla, troppo”.
Quali altre iniziative ha in cantiere il gruppo (Ri)Generazione politica?
“Non so ancora. Il gruppo è davvero informale e tra i vari impegni personali cerchiamo di navigare un po’ a vista. A novembre collaboreremo sicuramente alla rassegna Xoff. Conversazioni sul futuro che ospita anche la quarta edizione di TedxLecce. In quell’occasione stiamo pensando ad alcuni incontri sulla politica estera (in collaborazione con l’Ispi di Milano) e sulla comunicazione politica. E poi siamo già al lavoro sulla seconda edizione di Io non l’ho interrotta. Sarà divertente ad un anno di distanza vedere le differenze”.
Il programma:
Venerdì 3 luglio si parte alle 20.30 nell’ex Distilleria De Giorgi di San Cesario di Lecce con una breve presentazione della manifestazione. Suibito dopo Massimo Bray (direttore editoriale Treccani), Riccardo Luna (giornalista e Digital Champion), Dino Amenduni (esperto in comunicazione politica) e Serena Fortunato (esperta di comunicazione), introdotti e moderati dalla giornalista Alessandra Lupo, parleranno de “Le parole della politica”, prendendo spunto dal recente ebook curato da Bray e pubblicato da Alfabeto Treccani. Nella sezione dedicata alla lingua italiana del proprio portale (www.treccani.it), l’Enciclopedia Italiana ha da sempre riservato una particolare attenzione all’analisi del linguaggio politico che, tra i linguaggi settoriali ha una posizione preminente e i cui cambiamenti dipendono direttamente dalle differenti fasi della politica. Per far questo occorre seguire le trasformazioni e le innovazioni, spesso specchio o conseguenza di significativi cambiamenti nella coscienza civile e culturale del paese.
Alle 22 il giornalista de L’Espresso e volto noto di Gazebo e altre trasmissioni televisive, Marco Damilano, rispondendo alle sollecitazioni di Pierpaolo Lala e Ubaldo Villani Lubelli, presenterà “La Repubblica del Selfie. Dalla meglio gioventù a Matteo Renzi” (Rizzoli). La Repubblica è nata settant’anni fa con i ragazzi scesi dalle montagne per sedersi al tavolo della Costituente. Erano i padri della democrazia, i buoni maestri che tenevano insieme cattolici e comunisti, radicali e liberali, e intanto costruivano autostrade e conficcavano milioni di antenne sui tetti delle case. Ma poi i padri invecchiarono e arrivarono i figli, la meglio gioventù della tv a colori e dell’aria di piombo. L’inizio del vuoto. Un vuoto durato quarant’anni. In quel vuoto è nata e cresciuta la nuova razza, che ha il volto di Matteo Renzi e si presenta senza passato, avida di presente, proiettata al futuro. Detesta il fardello della memoria, rifiuta la responsabilità dei decenni precedenti: noi non c’eravamo, ripete. Invece va inserita in una storia. In quella che arriva da lontano, nel lunghissimo processo che attraversa gli ultimi anni Settanta, gli Ottanta e Novanta fino a Tangentopoli. E in quella più recente, il crack di una classe dirigente provocato dalla crisi economica e da un divorzio irreparabile tra cittadini e politica.
La lunga giornata di sabato 4 luglio prenderà il via dalle 10 alle 12 nell’Open Space di Palazzo Carafa a Lecce con il seminario Open Data: Leggere, Comprendere, Informare. Cosa sono gli open data? Cos’è che rende questi dati davvero aperti e accessibili? Di quale tipo di dati stiamo parlando? Cosa devono fare i giornalisti per leggere, comprendere e trasferire ai propri lettori/utenti le informazioni nel miglior modo possibile? A queste e altre domande risponderà Vittorio Alvino, presidente dell’Associazione Open Polis (www.openpolis.it) che, da quasi dieci anni, lavora con gli open data, fa progetti open source, promuove l’open government. Costruisce polis su internet, comunità politiche autonome e libere in cui ogni abitante partecipa alla vita collettiva e alla costruzione del bene comune, come nelle città stato della Grecia antica, la forma più antica e più pura di democrazia. Il seminario è organizzato in collaborazione con l’Ordine dei giornalisti della Puglia e darà diritto a 2 crediti per tutti gli iscritti.
Dalle 20.30 si torna a San Cesario di Lecce per un incontro con lo stesso Alvino, Alessia Rotta (responsabile comunicazione del Partito Democratico), Elisabetta Piccolotti (responsabile comunicazione di Sinistra Ecologia e libertà), Maurizio Buccarella (senatore del Movimento 5 Stelle) e Federica De Benedetto (vicecoordinatrice regionale di Forza Italia) che, coordinati dal giornalista del TgrPuglia Fulvio Totaro, discuteranno di politica, comunicazione e trasparenza. Dalle 21.30 il giornalista Gabriele De Giorgi presenterà “La fine dei talk show e il futuro della televisione”, un instant-book sulla televisione di oggi e sul suo rapporto con la politica, la crisi degli ascolti dei talk-show, la tematizzazione dei contenuti e la prospettiva di un nuovo canale tv dedicato alle Istituzioni, con un’intervista inedita a Bruno Vespa. Oltre all’autore Gennaro Pesante, parteciperanno alla discussione anche la giornalista Marianna Aprile e il sociologo Stefano Cristante. “Io non l’ho interrotta” si concluderà con un incontro – moderato dal blogger Giorgio Scolozzi – dedicato alla satira con Luca Bottura, Antonello Taurino (Kotiomkin) e Adelmo Monachese (Lercio).
La manifestazione è organizzata da (Ri)Generazione Politica e l’Alambicco in collaborazione con Xoff. Conversazioni sul Futuro e Cooperativa Coolclub, con il patrocinio e il sostegno del Comune di San Cesario di Lecce, del Corso di Laurea in Scienze della Comunicazione dell’Università del Salento e di alcune aziende private (Per Fare un tavolo, Vini Candido, Supermercati Sisa di San Cesario di Lecce, De Giorgi global service, Pastificio Abatianni, Small Garden & La Corte, Bar Patarnello, Libreria Idrusa, Officine Ergot). Media Partner Radio Venere e Salento Review.
“Io non l’ho interrotta” aderisce alla campagna Posto Occupato: “È un gesto concreto dedicato a tutte le donne vittime di violenza”, si legge nel sito postoccupato.org. “Ciascuna di quelle donne, prima che un marito, un ex, un amante, uno sconosciuto decidesse di porre fine alla sua vita, occupava un posto a teatro, sul tram, a scuola, in metropolitana, nella società. Questo posto vogliamo riservarlo a loro, affinché la quotidianità non lo sommerga”.
Si può sostenere la rassegna con una piccola “promessa” su Produzioni dal basso.
Info 3394313397 – info@iononlhointerrotta.com
iononlhointerrotta.com

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