Incontro con la sessuologa Roberta Rossi, nel terzo appuntamento del Festival della sessualità consapevole

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Terzo appuntamento per “A far l’amore… Il Festival della sessualità consapevole” promosso nel progetto “Lu Pilu e Lu Nsartu”, proposto in occasione della settimana del benessere sessuale.
Oggi è previsto l’incontro con Roberta Rossi, psicoterapeuta sessuologa e presidente della Fiss, la Federazione italiana sessuologia scientifica, che avrà modo, così come anticipa in questa intervista, di raccontare la sessualità, sfatare miti e promuovere il benessere sessuale.
Dottoressa Rossi, per il secondo anno ricorre la Settimana del Benessere Sessuale, come nasce l’iniziativa?
“La Federazione Italiana di Sessuologia Scientifica (FISS) riunisce i diversi professionisti che si occupano di Sessuologia in Italia, e dopo un periodo di lavoro più interno alla Federazione è emersa la necessità di uscire all’esterno e di iniziare a lavorare sulla sensibilizzazione delle tematiche legate alla sessualità. La prima edizione dello scorso anno è stata una prova sul campo, non sapevamo come sarebbe andata, l’importante era iniziare a discutere, a promuovere incontri pubblici, ad andare nelle scuole e fornire delle consulenze sessuologiche gratuite. Il riscontro è stato buono e questo ci ha indotto a ripetere l’iniziativa anche quest’anno”.
Quali sono gli obiettivi di quest’anno?
“Anche quest’anno abbiamo lasciato libera iniziativa ai colleghi di organizzare come meglio credevano iniziative per parlare comunque e in qualsiasi modo del benessere sessuale, e quindi con gruppi d’ascolto, convegni e incontri. Intanto iniziamo a familiarizzare con l’argomento, a mettere sul tavolo le varie difficoltà che si incontrano, dai prossimi anni vedremo di dare un assetto diverso, magari individuando un tema chiave. Per ora abbiamo bisogno di rompere il silenzio: sembra assurdo, ma in una società così tanto sessualizzata, a partire dai media fino a tutto quello che ci circonda, l’informazione scientifica su tale argomento è scarsa e poco adeguata. C’è poca possibilità di parlare in una maniera corretta della sessualità, e di tutti i vari aspetti che comprende, sussiste una forte scissione tra pubblico e privato, mentre mai come adesso dovremmo iniziare ad affrontare il tema in modo più adeguato, senza timori”.
Importante, quindi, l’incontro che si terrà a Lecce.
“L’iniziativa ha un valore doppio, parlare di sessualità e farlo in una cultura del sud, che ancora risente di stereotipi e tabù importanti, una piccola sfida che abbiamo raccolto insieme alla Lila, che si è fatta promotrice del Festival della Sessualità. Certo, non basterà un incontro, ma siamo certi che le nostre proposte porteranno via via qualcosa di nuovo”.
L’Italia come è posizionata a livello europeo sulla capacità di affrontare tali argomenti?
“In tutte le altre nazioni se ne parla meglio e di più. Prendiamo come esempio il tema dell’educazione sessuale nelle scuole: noi siamo il fanalino di coda. Anche in Spagna, spesso presa a paragone con la nostra nazione, l’argomento della sessualità rientra nel curriculum scolastico e viene affrontato come una materia di approfondimento, tanto quanto le altre materie. Da noi, invece, è di difficilissima realizzazione; i primi tentativi di legiferare su questo risalgono a decenni fa e non sono mai andati in porto. Purtroppo c’è un’ipocrisia di base, eppure l’età per la “prima volta” negli adolescenti si è abbassata e i ragazzi andrebbero informati su rischi e problematiche (malattie a trasmissione sessuale o a gravidanze indesiderate). Gli adolescenti non sono adeguatamente informati/formati e spesso ci ritroviamo ragazze che cominciano ad abortire a 14/15 anni, senza sapere che ciò potrebbe avere delle conseguenze successive su tutta una serie di aspetti. Dobbiamo porci questi problemi e dobbiamo aiutare ad acquisire maggiore consapevolezza. Questo vale anche per gli adulti, che tutt’ora usano il coito interrotto come un metodo contraccettivo, quando non lo è. Anche i genitori vanno sostenuti nel loro ruolo di educatori, andrebbero sensibilizzati e aiutati a gestire le situazioni più o meno problematiche che riguardano lo sviluppo sessuale dei propri figli, mentre finora purtroppo è stato portato avanti un discorso quasi terroristico”.
Chi è il sessuologo clinico?
“È una figura professionale, un medico o uno psicologo, la cui formazione, successiva alla laurea, gli consente di avere delle competenze specifiche nel campo della sessuologia. L’approccio integrato che caratterizza l’intervento sessuologico, riunisce professionalità e competenze che consentono di guardare al paziente e alla sue difficoltà a 360 gradi, fornendo in tal modo risposte costruite su misura del paziente stesso. Le diverse patologie vengono quindi affrontate all’interno di una équipe, il sessuologo infatti non lavora mai da solo, ma si avvale del confronto con altri colleghi sull’aspetto specifico che viene presentato. Purtroppo, paghiamo ancora la mancanza di un riconoscimento ufficiale come sessuologi, non ci sono scuole di specializzazione, ma solo scuole di formazione. Un limite che, vista la necessità attuale, andrebbe sanato”.
Chi può rivolgersi al sessuologo?
“Tutte le persone che sentono la necessità di chiarirsi le idee rispetto al proprio comportamento sessuale, tutte quelle che hanno dei disturbi sessuali che interferiscono con la vita intima, tutte quelle persone che desiderano un parere competente per risolvere disagi e dubbi”.
Cosa aspettarsi dall’incontro a Lecce?
“Parleremo della sessualità, di tutti i suoi aspetti, e dei miti da sfatare. Da qui partiremo per un confronto che verterà nel dare corrette informazioni”.
La serata si svolgerà presso palazzo Vernazza a Lecce. Alle 18.30 ci sarà un kappening musicale con Gianni Rotondo; alle 19: Un calice di vino con Roberta Rossi, sessuologa presidente Federazione Italiana Sessuologia Scientifica – FISS, dialoghi su piacere e protezione con Viviana Bello, coordinamento LILA – Lega Italiana per la Lotta contro l’Aids, Luigi Coclite, Assessore alla Cultura Comune di Lecce, Errica Goffredo, consulente La Valigia Rossa.

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