Il futuro è lavorare insieme! A Racale il coworking è di casa

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Il contadino che lavora accanto al designer; la sarta affiancata da un’esperta di comunicazione; giovani studenti che si relazionano e discutono con professionisti affermati. Tutti in un unico spazio, con l’obiettivo di lavorare insieme.
È il coworking. Più facile viverlo che spiegarlo, per la prima volta si concretizza in una realtà a sud, in provincia di Lecce, grazie all’associazione Staisinergico che lo scorso 2 aprile ha inaugurato la sua sede.
Un luogo in cui liberi professionisti, microimprese, artigiani, giovani che si affacciano al mondo del lavoro si incontreranno per sviluppare un’idea, per limitare costi di gestione, per ottimizzare le risorse di un progetto, per moltiplicare le relazioni professionali e umane a cui poter attingere. Uno spazio in cui lavorare insieme e vivere in maniera collaborativa i tempi, gli spazi, le relazioni legate al lavoro. Uno spazio in cui mettere in pratica e costruire l’economia della fiducia.
L’inaugurazione della sede, prima ancora di essere punto di partenza è stata il punto di arrivo di un lavoro continuo e meticoloso che ha portato alla nascita di un gruppo coeso e capace di lavorare in perfetta sintonia. “L’avventura è iniziata circa due anni fa, quando abbiamo pensato di introdurre il discorso di coworking nei nostri paesi attraverso quattro giornate del “Festival dell’economia collaborativa” organizzato a Racale e Melpignano – inizia a raccontare la portavoce del gruppo, Simona Palese –, in pratica era un Laboratorio dal basso, organizzato con un bando della Regione Puglia. Avevamo volontariamente scelto due comuni della provincia, in due aree diverse, e chiesto ai rispettivi sindaci di farci utilizzare degli spazi pubblici dove svolgere gli incontri”. Scelta che doveva portare all’affermazione di due concetti base: attivare l’innovazione sociale verso la provincia e la rigenerazione di spazi urbani abbandonati.
“Nei due comuni avevamo portato le più belle esperienze di economia collaborativa e di rigenerazione urbana d’Italia per far conoscere a tutti e in particolare ai giovani le realtà sviluppate lontano da qui ma in contesti simili – continua – e soprattutto in spazi rigenerati. Siamo convinti che l’innovazione sociale, la sperimentazione in campo collaborativo debba avvenire nei luoghi in disuso o vuoti, e di strutture il nostro territorio è pieno, su cui le amministrazioni stanno provando recuperarle”.
Il successo della prima iniziativa ha dato la spinta giusta per proseguire. “Di proposito abbiamo continuato a lavorare senza avere una sede: invece di partire dallo spazio e di ergerci a conoscitori dei bisogni del territorio, abbiamo provato a fare il contrario, partendo dalla comunità e dal concetto di collaborazione, lavorando in maniera itinerante. Tutto ciò che abbiamo realizzato, come laboratori, eventi e corsi di formazione, è avvenuto in strutture amiche che ci hanno ospitati con piacere”.
Poi l’occasione di avere una “casa”: un bando per progetti innovativi per gestire l’ufficio Iat a Racale, nello spazio nel centro storico, palazzo D’Ippolito, rigenerato con un finanziamento del Gal.
“Sembra strano che un coworking possa gestire un ufficio di informazioni turistiche, ma è l’aspetto più interessante, la nostra sfida. Secondo noi ha più senso che un gruppo di giovani vocati alla collaborazione e alla coprogettazione possa farsi carico del racconto del territorio – spiega Palese -. Sicuramente avremo il classico materiale informativo, ma questo spazio sarà soprattutto una piattaforma di narrazione, dove immaginare insieme come raccontare i luoghi a chi verrà da fuori. Chiederemo a tutti di partecipare, ribalteremo i paradigmi”.
In due anni il gruppo è cresciuto, da cinque componenti iniziali si è allargato a 30; oltre 200 associati e altre centinaia di persone coinvolte nelle attività. Ognuno ha propria personalità, competenza, impegni.
Forse potrebbe sembrare utopistico parlare di coworking nel sud, nei piccoli paesi dove ogni associazione è un po’ autoreferenziale, dove c’è una certa diffidenza nel lavorare insieme, dove si sta sempre col sospetto che il vicino possa ricevere un beneficio in più.
“È vero, e la quotidianità ce lo dimostra, ma basta fermarsi a riflettere sulle nostre attitudini mediterranee per ricordarci che è esattamente il contrario: l’attitudine a collaborare è proprio nelle nostre pratiche, nel modo in cui sono costruiti i nostri paesi, pronti a condividere risorse. In passato mia nonna metteva il suo telaio a disposizione delle donne che ne avevano bisogno, per esempio. Oggi forse ci siamo allontanati da quei modelli, eppure, mai come adesso, le persone hanno bisogno di sentirsi utili – e aggiunge Palese – tra l’altro, siamo un coworking a sud, che partire dalle peculiarità e specificità del territorio, non scimmiottare gli esempi del nord”.
Negli spazi di palazzo D’Ippolito il gruppo di Staisinergico ne darà dimostrazione ogni giorno. I componenti metteranno a disposizione le loro abilità e proveranno a creare insieme qualcosa di nuovo e innovativo. Le premesse ci sono, idee e volontà non mancano.
“Conciliando i tempi vita-lavoro, punto imprescindibile per la partecipazione, i componenti dell’associazione hanno già pronte le attività che verranno svolte all’interno della sede oltre alla gestione dello Iat. Come ad esempio i momenti di formazione non formale. Partirà un corso di social per le imprese; uno su come migliorare le tecniche di vendita o di racconto della propria impresa; un corso di degustazione di olio. Ognuno può contribuire con una proposta, facendola diventare poi un vero e proprio lavoro”. Innovazione significa pure questo.
“Mettere insieme le competenze e i saperi del territorio significa darne una lettura e un racconto nuovo – concludono dal gruppo Staisinergico – Ci auguriamo che il nostro possa essere un buon esempio per chi ha voglia di mettersi in gioco, riattivare i luoghi e mettere in comune le proprie competenze. Intanto, vi invitiamo a passare una giornata con noi”.

foto di Martina Leo

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