Home restaurant sulla costa ionica: le nuove regole per Torre Lapillo e Porto Cesareo

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Sono più di 20 mila, in Italia, gli “home restaurant” registrati ufficialmente sulle varie piattaforme di riferimento. Una cifra interessante destinata a crescere e che dimostra quanto il social eating sia molto più di una semplice moda del momento.

Passione per la cucina, per la condivisione del cibo e per l’accoglienza: questi i presupposti da cui partire per avviare un “ristornate casalingo” tenendo bene a mente le regole da rispettare per evitare guai con la legge: tre aperture a settimana e un fatturato che non superi i 5 mila euro, oltre alla comunicazione, in Questura, dei nomi degli ospiti.

Dopo le numerose richieste pervenute da Torre Lapillo e da Porto Cesareo, circa la possibilità di ospitare in casa propria commensali cui preparare le pietanze tipiche, a prezzi modici, la locale amministrazione comunale si è messa subito al lavoro in tal senso.

Dopo l’approvazione in consiglio comunale lo scorso venerdì, nel giro di alcuni giorni sarà disponibile il regolamento che disciplina queste attività e di cui sarà data comunicazione ufficiale sul sito istituzionale del Comune di Porto Cesareo.

Chinque volesse avviare un home restaurant dovrà rispettare i requisiti previsti dalla normativa vigente: una insegna esterna all’abitazione con diciture specifiche, ambienti adeguati in termini di igiene e agibilità e, presentando una SCIA di inizio attività agli uffici comunali, potrà avviare il suo piccolo ristorante casalingo.

Quella degli home restaurant è una moda nata sulla scorta delle case particular di Cuba e che si prefigge di offrire ai commensali la possibilità di sperimentare qualcosa di unico e speciale come, per esempio, i sapori e le atmosfere di una cucina fatta in casa da qualcuno che la ama, piatti realizzati con ingredienti freschi e di qualità, oltre che con professionalità.

Si tratta di piccola ristorazione in un appartamento privato, un modo per unire insieme tradizione, amore per la cucina e alto senso di ospitalità. Non un’attività organizzata da professionisti, dunque, ma da chi vuole mettere a disposizione pochi coperti attraverso i quali raccontare l’arte culinaria della propria terra. Un’opportunità per gli “chef” di casa di mettersi in gioco e di testare sul campo le proprie competenze culinarie e, al tempo stesso,  anche quelle umane.