Fede e magia nel presepe vivente di San Donato di Lecce

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di ADELE QUARANTA

Il Presepe Vivente di San Donato di Lecce rievoca, in maniera originale e coinvolgente, il mistero e i valori religiosi della Natività, vivificando fede ed atmosfere magiche.

Giunta quest’anno alla XXVI edizione, la manifestazione mosse i primi passi alla vigilia del Natale 1991 nella Parrocchia della “Resurrezione del Signore” ed ebbe un forte impulso quando, per l’interessamento di un gruppo di cittadini, fu spostata nel centro storico, utilizzando vecchie abitazioni e terreni messi a disposizione da diverse famiglie.

Decisiva l’impronta dell’associazione di volontariato “Amici del Presepe” impegnata su diversi fronti: quello della solidarietà e quello della progettazione di un museo delle tradizioni popolari che, come un libro aperto, parlasse della cultura e delle usanze locali. I progetti compiuti sono stati premiati con il crescente incremento dei visitatori, balzati ad oltre 30.000 unità nell’ultima edizione.

La manifestazione di anno in anno è stata migliorata e arricchita con la realizzazione di casette in pietra e in legno per proteggere i figuranti dal freddo e dalla pioggia, gradinate e staccionate lungo il percorso – grazie alla disponibilità degli organizzatori e ai  numerosi volontari che, per molti mesi dell’anno, sacrificano il proprio tempo libero (in particolare il sabato e la domenica). Una profonda trasformazione si registra nel 2000, in seguito all’acquisizione di un grande edificio: una “casa a corte” abitata, nel passato, da diversi nuclei familiari, completamente ristrutturata e che, attualmente, ospita il Museo della Civiltà Contadina “Terra Di Vigliano” di San Donato di Lecce (inaugurato il 31 luglio 2011). L’esposizione è stata allestita da volontari, collaboratori e studiosi che hanno messo gratuitamente a disposizione le proprie competenze e professionalità a favore della collettività e delle scolaresche di ogni ordine e grado, allo scopo di narrare ai visitatori come un “libro aperto”, vicende e tradizioni locali, e di creare un percorso emozionale in grado di fondere storia, poesia e cultura e di trasmettere alle nuove generazioni un mondo custodito solo nella memoria sempre più labile degli anziani e lentamente aggredito dal processo omologante della globalizzazione.

Al primo piano è stata approntata la “Biblioteca della Civiltà Contadina “G. De Blasi”, aperta al pubblico il 5 dicembre 2015, percepita non solo come luogo da visitare, ma soprattutto come struttura viva, vitale e aperta alla progettazione del futuro, grazie ai rapporti che s’instaurano con studiosi, associazioni e scuole, nonché alle varie attività, anche laboratoriali, che si svolgono durante tutto l’anno, come Corso di Fotografia, di Pittura e di Fumetti, Presentazione di libri, Mostra del Segnalibro, ecc.

Il percorso presepiale, lungo circa 1 km, si snoda fra i vicoli del borgo e un tratto della dorsale della  serra, attraversa il giardino retrostante del contenitore museale – in uno scenario naturale che conserva l’ambiente millenario particolarmente suggestivo, caratterizzato da rocce affioranti e piante tipiche della macchia mediterranea, olivi, fichidindia, ecc. –, consentendo di “rivivere”, tra fede e magia, la Natività  in cui Gesù Bambino ed i suoi genitori vivono i disagi della grotta e lanciano a tutti gli uomini di buona volontà un messaggio di pace e di speranza ai fini della costruzione di un mondo migliore, lontano dalla violenza così come oggi è diffusa a livello globale.

Altresì, proietta il visitatore nella società romano-palestinese mediante la ricostruzione della Corte di Erode e mediante la presenza dei soldati. Non manca, ovviamente, il variegato mondo delle botteghe artigiane (fedelmente riprodotte): dai falegnami ai calzolai, dai fabbri ai vasai, dagli arrotini agli scalpellini, dai taglialegna agli operatoti tessili e del cuoio (in particolare, riparatori di selle), dalle lavandaie ai produttori di scope, ecc.

I figuranti, con abiti d’epoca, si dedicano a varie attività: macinano cereali, producono la farina nel mulino, raccolgono l’acqua dalla falda sotterranea mediante la noria (ruota idraulica adibita all’ emungimento delle risorse idriche), cuociono e preparano i cibi al camino (focalire), centro principale di riscaldamento e di socializzazione familiare nelle  serate invernali, quando gli adulti raccontavano ai ragazzi esperienze di vita e divulgavano tradizioni popolari, canti, motti, locuzioni proverbiali, aneddoti, ecc. Nell’ultima parte, infine, lo fa giungere alla grotta, ai pastori, bue, asinello e rappresentazione della Natività con Gesù Bambino tra le mani di Maria.

La manifestazione si conclude il 6 gennaio alla presenza delle autorità civili e religiose, con l’arrivo dei Re Magi in Piazza Municipio.

Il Presepe Vivente consente non solo di “vivere” la nascita di Gesù, ma anche di osservare i pastori e i mestieri svolti nel passato dalla popolazione di San Donato: dai falegnami ai calzolai, dai fabbri ai vasai, dagli arrotini agli scalpellini, dai taglialegna agli allevatori di bestiame (ovini, bovini, equini, suini, animali da cortile), dagli operatoti tessili e del cuoio (in particolare, riparatori di selle) alle lavandaie ed ai produttori di scope, ecc. Permette, inoltre di degustare i piatti tradizionali (pittole, formaggi, legumi preparati nella pignata, pasta casareccia, ecc.) nei punti di ristorazione, e di apprezzare i sapori e gli odori del passato. In tal modo, rivive un mondo magico ancora custodito nella memoria degli anziani, purtroppo ormai dimenticato dalle nuove generazioni a causa dell’invadente e preoccupante processo di globalizzazione e omologazione prodotto dai mass media.

Un’occasione anche per acquistare prodotti artigianali locali ed etiopici allo scopo di finanziare piccoli progetti a favore delle missioni del Wolaita (pozzi, assistenza sanitaria, scuole, aiuti alimentari destinati soprattutto ai bambini), situate a 400 km da Adis Abeba, dove opera il sandonatese don Donato De Blasi, presidente dell’Associazione “Amici del Presepe”, il quale svolge la propria attività pastorale non solo nel paese natio, ma soprattutto in una comunità di ex tossicodipendenti ubicata a San Severino Marche (MC) e in Etiopia dove collabora con i missionari cappuccini.

Per concludere, la singolarità di questa manifestazione oltre a mantenere viva la tradizione della Natività, consiste, da un lato, nella ricostruzione di un “pezzo” di Palestina attraverso le scene bibliche ed i costumi d’epoca e, dall’altro, nel recupero e tutela delle tradizioni legate al mondo rurale salentino. Inserita in un processo storico-culturale più ampio e complesso, ancorato al vicino per ridimensionare il lontano, esprime, pertanto, un’eccezionale carica di vitalità e originalità, in quanto stimola l’accoglienza, la tolleranza, l’amicizia, la generosità e la laboriosità, puntando sul Natale inteso come festa multiculturale e polifunzionale, ma al tempo stesso su cosmopolitismo, cooperazione, solidarietà e rispetto delle diversità e delle tradizioni tipiche della società contadina.

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