Dal business di Milano allo “state of Mind” salentino

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A gennaio “compio” dieci anni. Ebbene sì, sono già dieci anni che vivo qui, a Lecce, nell’ormai tanto famoso e rinomato Salento. Beh, quando l’ho conosciuto io all’inizio degli anni ’90 non era cosi famoso anzi, devo dire che nonostante abbia viaggiato parecchio, prima con i miei genitori poi da sola, non ero mai stata in Puglia. I miei primi contatti con questa regione sono iniziati a Milano dove ho frequentato un Master in Economia del Turismo: ma quanti pugliesi o meglio, quanti leccesi ci sono a Milano?! Nel giro di un anno ne ho conosciuti tantissimi e da subito sono entrata in contatto, tramite loro, con le tradizioni di questa terra: proprio a Milano ho iniziato a festeggiare San Martino, a mangiare pittule, pitta di patate e tanti altri piatti tipici. In un secondo momento, secondo un copione forse scontato, è arrivato anche l’amore salentino e così le vacanze estive e a volte anche quelle durante l’inverno si trascorrevano qui. Mi ricordo delle estati meravigliose e spensierate: sagre, feste, pizzica. Da subito mi sono sentita in un ambiente più che familiare. Questa terra mi ha attratto a tal punto che dopo tre anni di convivenza milanese dissi al mio fidanzato, oggi mio marito “perché non andiamo a vivere a Lecce”? Mi guardò sconvolto, ma alla fine lo convinsi mentre tutti i miei amici e i miei genitori ci andavano ripetendo: “Ma dove andate e poi, cosa farete”? A Milano lavoravo nel settore turistico ma del tipo business, in alberghi di grandi catene: quindi cos’altro potevo fare in questa terra che proprio in quegli anni acquisiva una visibilità prima impensabile? La mia prima esperienza l’ho fatta in un villaggio turistico come vice direttore. E’stata la più bella e formativa della mia vita: mi sono catapultata da Milano in un villaggio a Torre dell’Orso di nuova costruzione. Sono arrivata a febbraio del 2004, a giugno avremo inaugurato questa nuova struttura: eravamo io, il proprietario-costruttore e ovviamente tutti i suoi operai che parlavano solo in dialetto. Bene, nel giro di forse neanche un mese capivo tutto ed eravamo in una sintonia perfetta. Del Salento mi ha conquistato la capacità di farti sentire sempre al posto giusto, anche nelle situazioni più lontane da quella che era stata la mia vita fino a quel momento. Da quel giorno ho investito nella mia conoscenza turistica scoprendo angolo dopo angolo questa terra che ha veramente mille sfaccettature. Ho lavorato a Torre dell’Orso, a Santi’Isidoro, a Gallipoli sempre più coinvolta nel “vendere” questa terra che in fin dei conti non è neanche la mia. I miei amici leccesi mi dicono sempre che conosco più posti io di loro. Forse è vero perché quando arrivi da “fuori” e lavori con amore in questo settore, cerchi e scopri luoghi con una prospettiva diversa rispetto a chi è nato da queste parti. I miei primi “clienti” sono stati i miei amici settentrionali e i miei famigliari che ogni anno vengono a trovarmi. Nel 2009 ho deciso insieme ad altre due socie di inaugurare Amatravel, un tour operator con sede a Lecce specializzato per l’incoming Puglia: in questo modo cerchiamo di portare sempre più turisti in questo “estremo Sud d’Italia” perché il Salento non è solo mare meraviglioso, direi caraibico, ma è storia, è cultura, è arte, è divertimento. E’ uno “State of mind” come dice una mia amica toscana che ogni anno viene qui a trascorrere le sue vacanze. E’ vero, non è la terra dell’oro: ha tante contraddizioni, ha tanti “limiti” e difetti, il turismo stesso non ha seguito regole né una logica nella sua repentina espansione, ma questa non è un problema solo pugliese ma dell’Italia in generale. Ho vissuto trentadue anni al Nord e da dieci sono qui nel profondo Sud: vi devo dire che mi sembrano due mondi così diversi e lontani? No, non è così, ma una cosa la posso dire: sono passati dieci anni, mi sono sposata, ho fatto due figli, ho vissuto il Salento intensamente sia come turista che come residente e se oggi guardandomi allo specchio mi chiedo: “Lo rifaresti di venire a vivere qui”? La mia risposta è “Sì”.
 
 
Di Barbara Busoni