Creatività, talento, fantasia. E l’artigianato diventa arte

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di Anna Paola Paiano

Le chiamano artigiane, ma io credo che siano delle vere e proprie artiste dell’animo femminile.

Vi voglio regalare una chiacchierata con Alessandra, fatta davanti ad una tisana che profuma di cannella e rooibos. In questi tempi di socialità ridotta, le occasioni in cui ci si guarda negli occhi per scambiare due parole sono più preziose del solito. Se c’è sintonia, in pochi minuti possono concentrarsi intime riflessioni e germogli di sogni.

Conosco Alessandra da almeno vent’anni. Le nostre strade si sono sfiorate molte volte, fino a quando l’ho incontrata all’inizio di un progetto creativo a cui tiene molto, Mimon handmade.

Una volta era consueto vedere una donna impegnata a cucire o ricamare, a creare con le mani, poi quello della sartoria è diventato nell’immaginario di molti un mestiere da uomo. Ma non è di questo che voglio parlare con Alessandra.Voglio sentire dalla sua voce la storia della magia e dell’eccezionalità del pezzo unico.

Puoi raccontarci la storia di Mimon? Quando e come hai deciso di far diventare la tua passione per l’handmade il tuo lavoro?

La storia di Mimon è la mia storia. Un percorso tutt’altro che lineare guidato dalla forte attrazione per le arti visive, la moda, la letteratura, l’Ottocento e il Novecento. Ho studiato Beni culturali, per poi conseguire il dottorato in Storia dell’arte contemporanea. Nel frattempo sono diventata giornalista, lavoro adorato che ho svolto per molti anni. Ma qualcosa non è andato. O meglio, probabilmente non era questa la direzione giusta perché, dopo un licenziamento, ho sentito fortissima l’esigenza di dar forma al sogno creativo di quando ero bambina. Il nome l’ho scelto tra le parole inventate da mio figlio: per lui “mimon” erano i camion che vedeva passare dal finestrino dell’auto. Così, sei anni fa, ho iniziato a cucire, provare, sbagliare e anche riuscire, ho trovato il coraggio di mostrare agli altri le mie cose. Non avevo più paura di mettermi in gioco. Quello poteva davvero essere il mio lavoro.

Come scegli tessuti e materie prime per le tue creazioni?

Col tatto e con la vista. Per quanto riguarda la composizione del tessuto, sui banchi del mercato e nei negozi di stoffe, “toccando” ho imparato a distinguere le consistenze e le qualità, così da intuirne la resa sul manufatto finito. Per quel che riguarda la vista, invece, mi fido quasi sempre del colpo d’occhio, scelgo tessuti che raccontino delle storie, che solletichino la memoria e la fantasia di chi li osserva o li indossa. Mi piace spulciare nei mercatini, ma anche virtualmente tra le meraviglie di designer internazionali. Da due anni, ho iniziato a disegnare anch’io dei pattern, che stampo su tessuto per poi realizzare fasce per capelli, borse ed altri accessori.

Dai tuoi post traspare la voglia di raccontare delle storie. Quanto pensi sia importante instaurare il rapporto con chi legge e sceglie i tuoi prodotti?

Per me la narrazione, nel significato più ampio che si possa riservare a questa parola, sta in ogni gesto, in ogni dettaglio. Fino a qualche tempo fa, pensavo mi bastasse “nascondere” nei miei manufatti piccoli indizi di storie, particolari apparentemente insignificanti come un ricamo a forma di cuore, una pennellata d’oro, una cucitura insolita. Era un sussurrare senza farsi sentire. Oggi capisco che, come nella vita, anche nella sfera creativa bisogna essere generosi. Mi piacciono i papaveri? Per raccontare agli altri quanto mi piacciono, ho disegnato un pattern con tantissimi papaveri cercando di accentuare gli elementi che più mi colpiscono di questi fiori: le trasparenze, le velature di rossi diversi, il cuore scuro a contrasto con la leggerezza dei petali. Mettendosi a nudo, si può comunicare con persone lontanissime, che magari non incontreremo mai: mi accade sempre più spesso e i“link” sono proprio le cose che cucio. In questo senso, per me, è ora importante usare anche i social network, svelando alcuni segreti di ciò che faccio, le fragilità e le forti energie che caratterizzano il mio lavoro.

C’è una creazione alla quale sei particolarmente grata? Ci racconti il motivo?

Sono tanto grata all’ultimo tessuto che ho disegnato, che ho chiamato “Mezzo vuoto, mezzo pieno”. Con questa grafica, che ho stampato su supporti di diversa consistenza, ho raccontato tanto di me. Ci sono foglie, chicchi d’uva, fiori di cera ed altri elementi naturali, insieme a una donna colta di spalle o di profilo, vestita di due tonalità di rosso. Poi ci sono dei bicchieri di vino dello stesso colore, uno mezzo vuoto e l’altro mezzo pieno. Ne sono già nate due borse (anche se non lo faccio mai, stavolta ne terrò una per me) e presto cucirò altri manufatti.

Che consiglio daresti alle altre donne che hanno la tua stessa passione?

Appassionatevi ancora di più. Studiate, perfezionatevi, stancatevi, sbagliate, fuggite, tornate, divertitevi. Se è possibile, fate ciò che vi piace davvero.