Check-in point Carlo V: il progetto nato par fare rete diventa motivo di polemica

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“Una polemica inutile che, a nostro avviso, lede l’immagine della città e di chi lavora per essa”.

Il direttivo di ALEA – Associazione Extralberghiero Lecce & Salento interviene sulla querelle che, in queste ore, tiene banco a Palazzo Carafa sul progetto pilota inerente un check-in point nello spazio antistante il Castello Carlo V e che, la scorsa estate, ha rappresentato semplicemente un punto d’accoglienza per i turisti muniti di prenotazione presso una delle strutture ricettive presenti nel centro storico di Lecce.

Ma andiamo con ordine.

<<Il progetto – spiegano i diretti interessati –  è nato per offrire un servizio in più nella gestione degli arrivi in una zona a traffico limitato, con tutti i disagi annessi per chi, non conoscendola, incontra spesso non poche difficoltà. Abbiamo, in pratica, collocato un nostro totem all’esterno del Castello Carlo V dove gli stessi proprietari dei B&B del centro storico hanno semplicemente accolto i propri ospiti, per poi accompagnarli in struttura. Nulla di più. Perché coinvolgere la Cooperativa Theutra? Per completare il servizio che andavamo ad offrire, in quanto spesso senza preavviso gli ospiti, con prenotazione già fatta, arrivavano al punto indicato del check-in point e dovevano aspettare il gestore che partiva dalla propria abitazione per recarsi al Castello. Nell’attesa, gli stessi ospiti, sempre muniti di prenotazione, avevano dall’infopoint gestito dalla Cooperativa Theutra la possibilità di prendere in anticipo tutte le informazioni di cui, durante il soggiorno a Lecce, avrebbero avuto bisogno. Non ci siamo assolutamente sostituiti al già esistente Info Point. Non abbiamo mai dato informazioni extra. Non abbiamo fatto altro che creare un punto d’incontro per agevolare gli ospiti delle strutture che ricadono nel centro storico. Non dovendo gestire un bene della pubblica amministrazione, non è stato necessario partecipare ad alcun bando. Si è trattato di un progetto sperimentale aperto a tutti, tant’è vero che erano stati interessati anche gli albergatori del centro storico i quali, essendo già organizzati in altro modo, non ne hanno ravvisato la necessità. L’amministrazione, nella figura dell’assessore al Turismo, Paolo Foresio, ne ha colto le potenzialità sostenendolo anche per avere un termine di paragone su questo tipo di attività. La nostra mission è quella di creare una rete virtuosa che dia visibilità al territorio, non al singolo. Il concetto di concorrenza non ci appartiene affatto, tant’è vero che al progetto avrebbero potuto partecipare anche altri colleghi dell’extralberghiero non necessariamente iscritti ad ALEA. Ci siamo sempre mossi alla luce del sole e soprattutto rispettando le regole. Troviamo assurdo che la nostra associazione, che tra l’altro è regolarmente iscritta all’albo comunale, debba pagare lo scotto per aver avuto un’intuizione che, a nostro avviso, potrebbe invece essere un tassello in più per un’accoglienza turistica professionale e competente. Quella che merita la nostra città>>.

Di polemica inutile parla anche Nevio D’Arpa, responsabile del progetto “365 Giorni in Puglia”, nonché CEO & Founder di BTM Puglia: <<Probabilmente per attirare l’attenzione, o per interessi personali – commenta – perché il progetto portato avanti dall’associazione extralberghiera ALEA era aperto a tutti ed era anche un modo per dare un punto di riferimento ai turisti che dovevano raggiungere la struttura in cui soggiornare nel centro storico chiuso al traffico. Invece di privilegiare il lavoro di squadra, in questa città ci si perde troppo spesso dietro a campanilismi che non portano da nessuna parte. Si parla spesso dell’importanza di fare rete, ma mi duole constatare che le parole non sono sempre supportate dai fatti. Io credo fortemente nella sinergia e rivolgo un plauso ad Alea per questa iniziativa che si muove proprio in questa direzione, soprattutto in un periodo nero per il turismo>>.