Alla chiusura del Vinitaly, voci e dati di Puglia

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Anche per quest’anno è calato il sipario sul tourbillon del Vinitaly. E dalla 49esima edizione del più grande “parco enoico italiano” sono scesi produttori e vini. Indubbio che sia l’evento di settore di punta dell’Italia enoica. Ma, non per questo, è chiuso ai soli operatori. Anzi. Tanti gli appassionati, esperti e non, che lo frequentano perché rappresenta un’occasione unica di degustazione e di conoscenza di nuovi territori. Voci in diretta che raccontano un percorso lontano dalla stretta logica mediatica che misura il successo sul numero di stand presenti o sulla quantità di iniziative ed eventi istituzionali organizzati. Voci, soprattutto, che parlano del vero protagonista del Salone: il vino.
Ad alcuni di questi viaggiatori, partiti insieme da Lecce, Salento Review – impegnato a promuovere la cultura del viaggio e della scoperta territoriale – ha chiesto dettagli di questa esperienza per tracciare il quadro della Puglia da Vinitaly. Emerge subito che il volto del Tacco di Italia, di casa al padiglione 17, è molto ben curato. Identificato dal claim “Puglia, dove la terra diventa vino”, è un padiglione elegante “in cui ogni stand si presenta con un proprio dettaglio, frequentato, finalmente, da una presenza costante di pubblico giovane” racconta Francesca Pagano, habitué del salone scaligero dedicato al vino. Al suo sesto Vinitaly, ad incuriosirla “è stato lo spazio riservato al trend in crescita delle bollicine pugliesi”. Anche se dice “i rosati da negroamaro e primitivo, dall’ottima vena fresca, sono decisamente coerenti con la tradizione”. Attratta dalla possibilità di conoscere nuovi produttori, Paola Calcagnile in Puglia ha scoperto “una bollicina metodo classico da verdeca non impegnativa ma piacevolmente fruibile”. Dell’opinione che “lo sguardo della Puglia è diretto sempre di più verso altri mercati tanto da avere anche linee ammiccanti al gusto internazionale” è Omar De Nicola, venuto al Vinitaly con una scaletta precisa di vini e territori da esplorare. Per chi è alla prima esperienza, come Francesca Serio “l’enoteca è un utile strumento per indirizzarsi verso le aziende i cui vini hanno destato interesse”. Ma la vera novità – spiega –“è assaggiare nuove chicche imbottigliate e non ancora in commercio perché in via di ultimare il periodo di affinamento”.
Tante le ragioni per vivere, quindi, questo salone come un vero e proprio tour alla scoperta delle singole identità territoriali. Eppure, mentre il consumo nazionale di vino scende – secondo i dati di Coldiretti – l’appeal di Puglia cresce. Ne è indicatore la guida dei “Migliori 100 vini di Italia” – da poco edita da OperaWine in collaborazione con il magazine americano Wine Spectator – che include ben quattro vini di terroir pugliese. Contando, poi, che almeno 6000 calici tra rossi, rosati e bianchi sono stati serviti al banco dell’enoteca regionale nell’arco di queste quattro giornate, il bilancio è assolutamente positivo.
Certo è che resta inevasa la domanda su quale area pugliese – tra Daunia, Murgia, Messapia – attragga di più. Ma, a conti fatti, il rosato resta sicuramente la tipologia di richiamo, benché “di grande interesse anche i bianchi non più giovanissimi” per Adriano Anglani, responsabile dei laboratori Slow Food sempre pieni. Sold out anche per la degustazione ONAV su I grandi vini di Puglia. “Un percorso – come dice il delegato pugliese Enzo Scivetti – dedicato ai rossi pugliesi e costruito con vini ad effetto ma ognuno con la sua ragion d’essere per riconoscibilità e appeal di consumo anche per un pubblico esigente, come il nostro, composto da degustatori dei concorsi”. Una Puglia che cresce, quindi, in qualità nei vini e nei vigneti tanto da essere – per l’indagine di Wine Monitor-Nomisma – la seconda regione italiana per superficie a conduzione biologica con ben 10.604 ha. Ma cresce anche in presenza e approda al Fuori Salone di “Vinitaly and City”, nel cuore di Verona con due momenti interessanti. Il primo in Piazza dei Signori dove, in collaborazione con la Regione Puglia, Radici Wines ha offerto al pubblico i vini vincitori di Radici del Sud (prestigioso concorso enologico dedicato ai vitigni autoctoni del Sud Italia). Il secondo, andato in scena ieri a Palazzo della Gran Guardia in Piazza Bra. Protagonista, questa volta, la gastronomia pugliese con le delizie dell’orto a km 0 servite per l’esclusiva cena organizzata da Unaprol e Sol&Agrifood (il Salone di Vinitaly dedicato all’olio) per 300 ospiti tra stampa e rappresentanti delle autorità del mondo agricolo mondiale. Chiamato a prepararla, per il secondo anno consecutivo, lo chef salentino Andrea Serravezza. E con la dolcezza del suo pasticciotto all’oliva dolce servito su salsa di vaniglia chiudiamo questo post per non dimenticare l’olio extravergine e le olive, altra eccellenze di Puglia da difendere e tutelare.

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