A Copertino, il vigneto cresce sul castello

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Tutto da vivere, il castello Angioino di Copertino apre la terrazza per ospitare tra cornicioni e camminamenti un vigneto da negroamaro da cui fare, prossimamente, il vino del Castello.
“C’era una volta un vigneto sul castello” potrebbe essere l’esordio perfetto di una fiaba principesca. Niente di più vero, invece, nel passato e reale oggi. Se vi trovate nel Salento, una vigna che affonda le sue radici tra i muretti della terrazza di uno storico edificio, da tempo bene architettonico e culturale, in effetti c’è. Vi basterà andare al castello Angioino di Copertino e, dopo avere compiuto il percorso che si snoda dal mastio ai bastioni, dall’atrio alle sale e alle cappelle, salire sulla terrazza per lasciarvi stupire dall’orizzonte inaspettato. Cento alberelli di negroamaro cannellino (antica varietà della cultivar) dimorano disposti a “quinquonce” lungo il perimetro di uno dei camminamenti tra rose e fichi di india. Una vera chicca per i winelover e una novità per chiunque sia a caccia di luoghi emozionali.

Il progetto unico fonda la sua originalità nel nobile passato e nelle tradizioni colturali tipiche salentine. Proprio sul binomio cultura-coltura ha puntato Francesco Trono, ideatore del progetto e presidente della storica cantina sociale del paese, per creare lo straordinario abbinamento tra un bene architettonico e l’agricoltura, convinto che “enogastronomia e turismo non possono viaggiare disgiunti. Anzi, insieme possono portare nuova linfa al lavoro e alla produzione”.
La preesistenza comprovata da fonti documentali di un giardino pensile coltivato ad agrumeto e vigneto dalla nobile famiglia Belmonte nel 1800 ha convinto della portata dell’idea la Sopraintendenza per i Beni Culturali perché – spiega l’architetto Francesco Canestrini – consente una valorizzazione a tutto campo del Castello con l’offerta di altri percorsi di visita per i turisti” e “restituisce a questo luogo un’altra anima, dando occasione al territorio di diventare luogo di un immaginario collettivo dove la tradizione per la terra si lega alla cultura e ai suoi beni” – ribadisce Sandrina Schito, sindaco della città del Santo dei Voli. Della stessa opinione anche Caterina Ragusa, direttrice del bene architettonico, convinta assertrice che “un monumento va aperto perché bisogna viverlo”.
Quale migliore occasione, quindi, se non un vigneto sulla terrazza? “Le idee apparentemente più folli, diventano concrete realtà” – commenta tra orgoglio e commozione, Giuseppe Pizzolante Leuzzi, enologo. A lui si deve la scelta della varietà storica e dell’antico sistema di allevamento del vigneto per sottolineare il valore e la particolarità del luogo. L’impianto, realizzato lo scorso aprile, ha richiesto un lavoro rigorosamente manuale nel rispetto dello storico edificio nobiliare.
Ora, in attesa che gli alberelli da negroamaro si radichino saldamente sulla terrazza del Castello Angioino, non resta che aspettare il prossimo evento tra qualche anno: vendemmia e produzione – in poche bottiglie – del vino da negroamaro del Castello.

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